Ho pensato di lanciare questa iniziativa per riportare in auge la poesia. Non si tratta di un gioco, e nemmeno di un qualcosa a catena. Si può postare una sola poesia al giorno (non una poesia a testa al giorno, proprio una poesia sola di numero), e deve essere una poesia di autore. Insieme al testo, bisogna specificare il compositore, il titolo e, se nota, la raccolta da cui è stata tratta. Non è ammesso l'OT, e nemmeno commenti alle poesie, per quello, se ne sentite la necessità, potete aprire tranquillamente un nuovo topic

. I messaggi OT saranno eliminati.
Questo topic serve solo a cercare di accrescere la propria cultura e a rendere partecipi gli altri di quelli che noi si considera capolavori della lirica.
Inizio io, quindi fino a domani non postate nulla

Salvatore Quasimodo
Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Nazim Hikmet
Sul mare la nuvola rossastra
Sul mare la nuvola rossastra
in mare il battello d'argento
dentro il mare il pesce giallo
in fondo al mare il muschio blu.
Sulla riva del mare un uomo nudo pensa
devo essere la nuvola
oppure il battello
devo essere il pesce
oppure il muschio.
Nè l'uno nè l'altro
nè l'uno nè l'altro.
Devi essere il mare, vecchio mio,
con la sua nuvola
il suo battello
il suo pesce
e il suo muschio.
Omar Khayy?m
Rub?ayy?t (Quartine)
Non ricordare il giorno trascorso
e non perderti in lacrime sul domani che viene:
su passato e futuro non far fondamento
vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita.
Eugenio Montale
Le Occasioni
Cave d'autunno
su cui discende la primavera lunare
e nimba di candore ogni frastaglio,
schianti di pigne, abbaglio
di reti stese e schegge,
ritornerà ritornerà sul gelo
la bontà d'una mano,
varcherà il cielo lontano
la ciurma luminosa che ci saccheggia.
Paul Verlaine
Languore
Sono l'Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti dove danza
il languore del sole in uno stile aureo.
Soletta l'anima soffre di noia densa al cuore.
Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente.
O non potervi, debole e così lento ai propositi,
o non volervi far fiorire un po' quest'esistenza!
O non volervi, o non potervi un po' morire!
Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo?
Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Niente più da dire!
Solo, un poema un po' fatuo che si getta alle fiamme,
solo, uno schiavo un po' frivolo che vi dimentica,
solo, un tedio d'un non so che attaccato all'anima!
Salvatore Quasimodo
Ed è subito sera
Riposo dell'erba
Deriva di luce; labili vortici,
aeree zone di soli
risalgono abissi: apro la zolla
ch'è mia e m'adagio. E dormo:
da secoli l'erba riposa
il suo cuore con me.
Mi desta la morte:
più uno, più solo,
battere fondo del vento:
di notte.
William Blake
Visioni
Mattina
Per trovare il sentiero Occidentale,
Dritto attraverso le Porte dell'Ira
Affretto la mia marcia;
Dolce Mercé mi guida
Con tenue gemitodi pentimento:
Vedo l'erompersi del giorno.
La guerra delle spade e delle lance
Con rugiadose lacrime fondendosi,
Si esala su;
Il Sole è liberato dai timori,
E non riconoscenti, dolci lacrime
Ascende in cielo.
[Originale]
William Blake
Visions
Morning
To find the Western path,
Right Thro' the Gates of Wrath
I urge my way;
Sweet Mercy leads me on
With soft repentant moan:
I see the break of day.
The war of swords and spears,
Melted by dewy tears,
Exhales on high;
The Sun is freed from fears,
And with soft grateful tears
Ascends the sky.
Pablo Neruda
Il ramo rubato
Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.
Ancora non se n'è andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.
Antonio Machado
Orizzonte
In un lucido vespro, esteso come il tedio,
quando l'estate torrida brandisce la sua lancia,
d'un greve sogno mio lo spettro riflettevano
mille ombre drizzate in fila sulla piana.
Era purpureo specchio la gloria del tramonto,
era un vetro di fiamme, che scagliava al vetusto
infinito il pesante sogno sulla pianura...
Ed io sentii lo sprone sonoro del mio passo
echeggiare lontano nel tramonto sanguigno,
e più oltre l'allegro canto d'un'alba pura.
Percy Bysshe Shelley
Ode to the West Wind
I
O wild West Wind, thou breath of Autumn's being,
Thou, from whose unseen presence the leaves dead
Are driven, like ghosts from an enchanter fleeing,
Yellow, and blu, and pale, and hectic red,
Pestilence-stricken multitudes: O thou,
Who chariotest to their dark wintry bed
The wingèd seeds, where they lie cold and low,
Each like a corpse within its grave, until
Thine azure sister of the Spring shall blow
Her clarion o'er the dreaming earth, and fill
(Driving sweet buds like flocks to feed in air)
With living hues and odors plain and hill:
Wild Spirit, which art moving everywhere;
Destroyer and preserver; hear, oh, hear!
II
Thou on whose stream, 'mid the steep sky's commotion,
Loose clouds like earth's decaying leaves are shed,
Shook from the tangled boughs of Heaven and Ocean,
Angels of rain and lightning: there are spread
On the blue surface of thine airy surge,
Like the bright hair uplifted from the head
Of some fierce Maenad, even from the dim verge
Of the horizon to the zenith's height,
The locks of the approaching storm. Thou dirge
Of the dying year, to which this closing night
Will be the dome of a vast sepulchre,
Vaulted with all thy congregated might
Of vapours, from whose solid atmosphere
Black rain, and fire, and hail will burst: oh, hear!
III
Thou who didst waken from his summer dreams
The blue Mediterranean, where he lay,
Lulled by the coil of his crystalline streams,
Beside a pumice isle in Baiae's bay,
And saw in sleep old palaces and towers
Quivering within the wave's intenser day,
All overgrown with azure moss and flowers
So sweet, the sense faints picturing them! Thou
For whose path the Atlantic's level powers
Cleave themselves into chasms, while far below
The sea-blooms and the oozy woods which wear
The sapless foliage of the ocean, know
Thy voice, and suddenly grow grey with fear,
And tremble and despoil themselves: oh, hear!
IV
If I were a dead leaf thou mightest bear;
If I were a swift cloud to fly with thee;
A wave to pant beneath thy power, and share
The impulse of thy strength, only less free
Than thou, O uncontrollable! If even
I were as in my boyhood, and could be
The comrade of thy wanderings over Heaven,
As then, when to outstrip thy skiey speed
Scarce seemed a vision; I would ne'er have striven
As thus with thee in prayer in my sore need.
Oh, lift me as a wave, a leaf, a cloud!
I fall upon the thorns of life! I bleed!
A heavy weight of hours has chained and bowed
One too like thee: tameless, and swift, and proud.
V
Make me thy lyre, even as the forest is:
What if my leaves are falling like its own!
The tumult of thy mighty harmonies
Will take from both a deep, autumnal tone,
Sweet though in sadness. Be thou, Spirit fierce,
My spirit! Be thou me, impetuous one!
Drive my dead thoughts over the universe
Like withered leaves to quicken a new birth!
And, by the incantation of this verse,
Scatter, as from an unextinguished hearth
Ashes and sparks, my words among mankind!
Be through my lips to unawakened earth
The trumpet of a prophecy! O Wind,
If Winter comes, can Spring be far behind?
[Traduzione]
Ode al Vento di Ponente
Oh tu vento selvaggio occidentale, alito
della vita d'autunno, oh presenza invisibile da cui
le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga
Da un mago incantatore, gialle e nere,
pallide e del rossore della febbre, moltitudini
che il contagio ha colpito: oh tu che guidi
I semi alati ai loro letti oscuri
dell'inverno in cui giaciono freddi e profondi
come una spoglia sepolta nella tomba,
Finché la tua sorella azzurra Primavera,
non farà udire le squilla sulla terra in sogno
e colmerà di profumi e di colori vividi
Il colle e la pianura, nell'aria i lievi bocci conducendo
simili a greggi al pascolo: oh Spirito selvaggio,
tu che dovunque t'agiti, e distruggi e proteggi: ascolta, ascolta!
II
Tu nella cui corrente, nel tumulto
del cielo a precipizio, le nuvole disperse
sono spinte qua e là come foglie appassite
Scosse dai rami intricati del Cielo e dell'Oceano,
angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
là sull'azzurra superficie delle tue onde d'aria
Come la fulgida chioma che s'innalza
sopra la testa d'una fiera Menade, dal limite
fioco dell'orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,
Capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
tu dell'anno che muore, al quale questa notte che si chiude
sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta
da tutta la potenza riunita dei vapori
dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
nera come fuoco e grandine: oh, ascolta!
III
Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
le acque azzurre del Mediterraneo, dove
si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini
Accanto a un'isola tutta di pomice del golfo
di baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
tremolanti nel giorno più intenso dell'onda, sommersi
da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
che nel descriverli il senso viene meno!
Tu per il cui sentiero la possente
superficie d'Atlantico si squarcia
e svela abissi profondi dove i fiori
del mare e i boschi fradici di fango, che indossano
le foglie senza linfa dell'oceano, conoscono
la tua voce e si fanno all'improvviso grigi
per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!
IV
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Edgar Lee Masters
Antologia di Spoon River
Il violinista Jones
La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei te.
E se la gente pensa che sai suonare,
ebbene, suonare devi, per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da traversare fra te e il fiume?
Il vento è nel granturco; ti freghi le mani
perchè ora i buoi sono pronti per il mercato;
oppure odi il fruscio delle gonnelle
come le ragazze che ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un mulinar di foglie significavano rovinosa siccità;
per me somigliavano a Sammy Testarossa
quando danza il motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi agitavano in testa
e il cigolio del mulino a vento - solo questo?
E non ho mai cominciato ad arare in vita mia
senza che qualcuno mi fermasse per strada
e mi portasse via a una danza o a una merenda.
Finii con quaranta acri;
finii con il violino spezzato -
e una risata rotta, e mille ricordi,
e neppure un rimpianto.
[Testo originale]
Fiddler Jones
The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind's in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They loooked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to "Toor-a-Loor."
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill--only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle--
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.
Federico Garcìa Lorca
Canzoni
Il bimbo muto
Il bimbo cerca la sua voce.
(L'aveva il re dei grilli.)
In una goccia d'acqua
il bimbo cerca la sua voce.
Non la voglio per parlare;
ci farò un anello
che porterà il mio silenzio
al dito mignolo.
In una goccia d'acqua
il bimbo cercava la sua voce.
(La voce prigioniera, lontano,
si metteva un vestito da grillo.)
Federico Garcia Lorca
Canzoni
Prigioniera
Tra i rami
incerti
andava una fanciulla
ed era la vita.
Tra i rami
incerti.
Con uno specchietto
rifletteva il giorno
che era uno splendore
sulla sua fronte limpida.
Tra i rami
incerti.
Sulle tenebre
andava sperduta,
piangendo rugiada,
prigioniera del tempo.
Tra i rami
incerti.
Paul Verlaine
Romanze senza parole: Acquerelli
Spleen
Le rose erano tutte rosse
e l'edera tutta nera.
Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.
Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare
troppo verde, e l'aria
troppo dolce. Io sempre temo
- e me lo debbo aspettare!
qualche vostra fuga atroce.
Dell'agrifoglio sono stanco
delle foglie laccate,
del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi
di ogni cosa, ahimè!
fuorchè di voi.
John Keats
Fulgida Stella
Fulgida stella, fossi ferro come tu lo sei
ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte,
a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno,
come paziente di natura, insonne eremita,
le mobili acque al loro dovere sacerdotale
di puro lavacro intorno a rive umane,
oppure guardare la nuova maschera dolcemente caduta
della neve sopra i monti e le pianure.
No - pure sempre fermo, sempre senza mutamento,
vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore,
sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi,
sempre desto in una dolce inquietudine
a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato,
e così vivere in eterno - o se no venir meno nella morte.
[Traduzione]
Bright Star
Bright star, would I were stedfast as thou art--
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature's patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth's human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors--
No--yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow'd upon my fair love's ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever--or else swoon to death.
Vladimir Vladimirovic Majakovskij
Raduna o Memoria
Del cervello dentro il vestibolo
le femmine amate in lunghi filari.
D'occhio in occhio versa il tuo giubilo
travesti la notte in antichi sponsali
travasa di corpo in corpo il tuo gaudio
che questa notte sia memorabile
oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.
Octavio Paz
TEMPORALE
Nella montagna nera
il torrente delira a voce alta
A quella stessa ora
avanza tra precipizi
nel tuo corpo sopito
Il vento lotta al buio col tuo sogno
Boscaglia verde e bianca
quercia fanciulla quercia millenaria
il vento ti sradica e trascina e rade al suolo
apre il tuo pensiero e lo disperde
Turbine i tuoi occhi
turbine il tuo ombelico
turbine a vuoto
Il vento ti spreme come un grappolo
temporale sulla tua fronte
temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre
Come un ramo secco
Il vento ti sbalza
Nel tuo sogno entra il torrente
Mani verdi e piedi neri
rotola per la gola
di pietra nella notte
annodata al tuo corpo
di montagna sopita
Il torrente delira
tra le tue cosce
soliloquio di pietre e d’acqua
Sulle scogliere
della tua fronte passa
come un fiume d’uccelli
Il bosco reclina il capo
come un toro ferito
il bosco si inginocchia
sotto l’ala del vento
ogni volta più alto
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.
Pedro Salinas
Eterna presenza
Largo Lamento
Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
» che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell'anima lontana,
eterna presenza.
Emily Dickinson
Tutte le poesie
J304 (1862) / F572 (1863)
The Day came slow - till Five o'clock -
Then sprang before the Hills
Like Hindered Rubies - or the Light
A Sudden Musket - spills -
The Purple could not keep the East -
The Sunrise shook abroad
Like Breadths of Topaz - packed a Night -
The Lady just unrolled -
The H appy Winds - their Timbrels took -
The Birds - in docile Rows
Arranged themselves around their Prince
The Wind - is Prince of Those -
The Orchard sparkled like a Jew -
How mighty 'twas - to be
A Guest in this stupendous place -
The Parlor - of the Day -
Il giorno arrivò lentamente - fino alle Cinque -
Poi spuntò davanti alle Colline
Come Rubini celati - o la Luce
Che spande Improvvisa - un Moschetto -
La Porpora non riuscì a trattenere l'Oriente -
L'Alba si gettò tutt'intorno
Come Pezze di Topazio - avvolte di Notte -
Che una Dama ha appena srotolato -
I Venti Felici - presero i loro Tamburelli -
Gli Uccelli - in docili File
Si disposero intorno al loro Principe
Il Vento - di Costoro è il Principe -
Il Frutteto luccicò come un Ebreo -
Com'era grandioso - essere
Un Ospite in questo posto stupendo -
Il Salotto - del Giorno -