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Versione completa: I vostri racconti
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Qui di seguito potrete postare i racconti fantasy che avete scritto, se ne avete scritti. Credo sia una buona occasione per migliorare il proprio modo di scrivere, le proprie conoscenze e di confrontarsi con altre persone.
Siete pregati di evitare l'OT, qui dis eguito dsi devono postare SOLO i propri racconti. Niente commenti, per quelli c'? un topic apposta. non ? in rilievo, se non lo trovate cercatelo.
comincio io.

GARGOYLES.

Da tempo immemorabile i Demoni vivevano sulla terra, da sempre vicini all?uomo, ma senza interesse verso quella razza inutile.
Gli uomini, dal canto loro, non si sognavano minimamente di disturbare quegli esseri spaventosi e potentissimi, custodi della magia e della malvagit?.
Lo stato di reciproco disinteresse dur? finch? gli abitanti dell?Europa non cominciarono a costruire castelli e fortezze, e a organizzare tornei cavallereschi. Allora qualche sovrano lanci? il bando della caccia al Demone, perch? quegli esseri erano l?esercito di Satana e la cristianit? doveva compattarsi affinch? quella minaccia scomparisse dal mondo. I Demoni si fecero la preda ambita di cavalieri boriosi, che li coglievano alla sprovvista e li uccidevano.
Decisero, per?, che quella razza insulsa non aveva il diritto di trattare in quel modo il loro popolo, cos? iniziarono a devastare sistematicamente i villaggi umani dell?Europa, l?unico continente che aveva intrapreso quella stupida crociata.??
I Demoni erano nettamente superiori agli uomini e questi stavano perdendo la guerra che avevano voluto iniziare, nonostante l?istituzione, da parte dell?Impero, del corpo dei D?monknacker, gli Schiaccia Demoni. Ivi entravano tutti quei guerrieri che avevano una certa esperienza nella caccia al Demone, ma l?intera armata fu distrutta nella grande battaglia della valle del Danubio, alle porte della cittadina fortificata di Ulm. Il destino degli uomini sembrava segnato, ma il caso li salv?.
Arriv? il tempo in cui in Francia lo stile gotico cominci? a prendere piede e le statue demoniache chiamate gargoyles cominciarono a venire apposte presso le chiese in costruzione.
Un giorno un pretino, camminando vicino alle fondamenta di una cattedrale, vide un Demone spaventato da quelle statue, da quelle raffigurazioni blasfeme. E fu cos? che si present? la speranza: era la semplice e fredda pietra ad atterrire i nemici.
Il prete fece diramare dispacci in tutte le citt? e i paesi per avvertirli della sua scoperta e con una velocit? incredibile per l?epoca, la notizia raggiunse l?orecchio di ogni uomo, donna e bambino che camminasse in quei tempi sulla nuda terra europea. Ora che tutti sapevano che i gargoyles spaventavano i Demoni, tutti i signorotti ne commissionarono alcuni da apporre alle porte delle loro citt? e dei villaggi sotto la loro custodia.
Frattanto, nelle segrete di un maniero dell?Impero, fra le mura umide e puzzolenti, un alchimista lavorava nel proprio laboratorio per il suo signore. Fu in quel luogo che l?alchimista os? ci? che nessun altro uomo aveva mai osato: trov? il modo di imprigionare veri Demoni nella pietra.
Grazie a un oggetto ereditato dall?alchimista suo maestro, egli li catturava. Questo oggetto, detto Oggetto Mistico, aveva il potere di assoggettare i Demoni alla volont? del suo possessore.
Per catturare quegli esseri potentissimi, l?alchimista, Pech era il suo nome, utilizzava un singolare stratagemma: usciva dal castello con una scorta armata, per fare il pi? rumore possibile in modo che i Demoni lo udissero, poi si inoltrava nel bosco. Qui sgozzava un membro della scorta, di solito un taglia-gole travestito da soldato, e lo lasciava grondante di sangue nel sottobosco. Solo allora si allontanava di poche decine di metri, quindi, quando sentiva i rumori del pasto, si fiondava nella radura brandendo l?oggetto magico e trascinando i Demoni nelle segrete. In quel luogo introduceva i Demoni in un calderone colmo di pietra fusa grazie a una sostanza inventata da Pech dopo anni di duro lavoro, ora premiato. La pietra ricopriva completamente i corpi dei Demoni e, una volta estrattoli dal calderone, non doveva fare altro che aspettare il raffreddamento e conseguente indurimento della pietra, per poi venderli agli acquirenti.
Grazie a questo metodo, ed alla loro favolosa precisione, riusc? a vendere moltissime statue, versando tutti i soldi guadagnati al suo signore, che lo liber?.
Venne il giorno in cui ogni citt? e castello dell?Europa possedeva almeno una statua, cos? che i Demoni non poterono pi? avvicinarsi a nessun centro abitato.
Piano, piano, questi esseri scomparvero, rifugiandosi negli anfratti pi? irraggiungibili della terra e del cielo e del mare, cadendo in uno stato di letargo indotto.
Prima o poi quelle statue sarebbero scomparse, ed allora loro sarebbero tornati, s?, sarebbero tornati?
Dopo che i demoni scomparvero, dell?alchimista Pech non si ebbe pi? alcuna notizia.

Era una ridente giornata di maggio, il cielo era sereno, gli uccelli cinguettavano volando radenti sui biondi campi di grano, chiazzati qua e l? di rosso dai papaveri. Il suono delle campane della citt? era cos? distante da sembrare irreale, il ricordo sbiadito di un sogno.
Un uomo vestito di stracci correva sul sentiero che collegava quel luogo isolato alla citt?. Era in ritardo per la funzione del giorno e sapeva bene che il prete lo avrebbe castigato pesantemente dopo la messa, ma sarebbe stato peggio se non vi si fosse recato.
Giunse ansante sotto il portone della chiesa e si ferm? di fronte ad esso per riprendere fiato, la schiena curva e la testa rivolta a terra. Il sudore grondava dalla sua fronte e si raccoglieva in piccole goccioline che cadevano al suolo, bagnandolo, ma qualcos?altro cadeva di fianco alla pozza del sudore, una polverina fine, che sembrava sabbia.
Il poveraccio alz? immediatamente lo sguardo per vedere cosa stesse succedendo, e fu bloccato dallo stupore per via di ci? che vide. L?intonaco di un gargoyle stava andando in briciole, rivelando qualcosa di nero e pulsante sotto la fredda pietra.
Il pulsare aumentava via, via che l?intonaco si staccava e la vita si riprendeva il possesso di ci? che era stato suo da sempre, ma che l?uomo aveva deciso di dominare.
Cos??, cos?? questa sensazione? Erano moltissimi cicli solari che non la provavo. E questa, questa ? la gentile brezza che ha accarezzato la mia pelle per tutti gli anni della mia vita fino a quel maledetto giorno?
Ora riesco a respirare l?aria, a ricordare il mondo che mi fu tolto con la forza e la violenza, ora posso ricordare e forse, perch? no, vedere.
L?uomo vestito di stracci vide la testa del demone storcersi un poco, poi, quasi con uno sforzo enorme, le palpebre si sollevarono, mostrando due occhi neri come il precipizio pi? buio, neri come l?Imbuto dell?Inferno, cui l?uomo ne attribuiva la creazione.
Il verde dell?erba, il cielo azzurro, le acque limpide? Per quanto tempo mi ? stata negata la loro inebriante visione, di quanto tempo devo tenere conto per la mia vendetta? Quei maledetti uomini hanno usato statue come queste per impaurirci e credo che le ali dei miei amati fratelli non fendano pi? l?aria dal tempo in cui io fui imprigionato. Ma ora il tempo della paura ? finito, quello della vendetta ? giunto, il tempo affinch? l?uomo veda per l?ultima volta il sole?
Un urlo lancinate percosse, quindi, l?aria e il Demone si volt? verso il gargoyle suo vicino e lo distrusse con una zampata. Dispieg? poi le sue ali, sentendo la libert? che gli era stata preclusa insinuarsi in ogni lembo del corpo. Diede un?altra occhiata al paesaggio, osserv? altri suoi fratelli liberarsi dalla pietra, avvert? la risposta al suo richiamo, quindi ud? il portone della chiesa sbattere, vide il poveraccio che lo fissava riverso a terra ed una folla di gente che fissava l?uomo per terra e le figure sul cornicione della chiesa.
?Il tempo della vendetta??, mormor?, poi si fiond? sulla folla e inizi? a lacerare le carni degli uomini, subito imitato dai suoi compagni. Assaggi? di nuovo il dolce sapore della carne umana, il suo caldo aroma che inebriava i sensi, avvert? e si compiacque nelle grida di dolore delle persone di quella citt? e delle citt? vicine, trasportate alle sue orecchie dal vento.
Lui e i suoi fratelli inseguirono e si cibarono di tutti gli esseri umani della cittadina, non lasciarono che qualcuno di essi potesse avvisare le popolazioni confinanti, quindi tutti si levarono in volo, alla ricerca del loro popolo?

Era una calda notte di luglio e in un bosco alle pendici delle Alpi un uomo stava correndo, impaurito, terrorizzato, forse. Le sue gambe e le sue braccia erano piene di graffi e di sangue incrostato, ma non sembrava curarsene granch?. Il suo respiro era affannoso, discontinuo, poi un tonfo. Era vicino, troppo vicino. Aument? l?andatura, ma non gli serv? a molto: una figura nera sbuc? dal sottobosco di fronte all?uomo e lo atterr?, fra grida e rumori inquietanti.
Il pasto dur? pochi minuti, la foresta osservava in silenzio, ma la natura continuava il suo corso.
A est l?alba tinteggiava di mille colori il cielo, mentre un sole rosso faceva capolino sull?Europa dei Demoni.


Fine
In un villaggio sperduto tra i monti si narrava di una fanciulla bianca e candida come i fiori, e dagli occhio ciclamino, che ricordava i fiori di albicocco, talmente era delicata.
La fama di questa ragazza ovviamente, attirava molti spasimanti da ogni paesino della regione, ma solo pochi arditi osavano chiederne la mano al padre.
Costui uomo severo quanto saggio nel giudizio, aveva infine accolto la richiesta di uno dei pretendenti, che si era caratterizzato per onest? e intelligenza, ed aveva quindi chiesto consiglio alla figlia, per rispettare la sua volont?. Ora, questa stupenda fanciulla, aveva sentito parlare del ragazzo scelto dal padre, e lo reputava un partito perso, essendo egli poco facoltoso, e aveva da tempo puntato gli occhi su un aitante rampollo di un potentato locale, che aveva pi? volte dichiarato il suo amore per lei, e che la ricopriva di ogni genere di doni.
E' ovvio che la proposta del padre non venne accolta, nonostante tutte le insistenza di costui, e infine egli, sconvolto dalle lacrime della figlia prediletta, acconsent? e diede la benedizione al fidanzamento.
Fu per la coppia un periodo assai felice quello che segu?, ed essi ogni giorno essi ricelebravano il loro amore e sognavano un futuro roseo. Ma non era scorsa tanta acqua sotto i ponti che il rampollo si stanc? della ragazza, e trov? una nuova fiamma con cui dilettarsi, lasciando la fanciulla ripudiata nel disonore.

Quando la neve sui monti si fu sciolta, e i prati si colorarono di nuovo, e le voci di quella triste vicenda furono lontane da quella valle, dissipate dal vento, il padre della ragazza mor?, ed egli rimase sola e abbandonata alle sue forze. Ma un barlume di luce fendette la tristezza che le colmava il cuore, quando il pretendente che ella aveva rifiutato, le mand? un mazzo di fiori, dei bianchi gelsomini. E nei giorni successivi egli venne di propria volont? ad aiutarla nei campi e con l'allevamento, ed ella s'innamor? del ragazzo, seppur fidandosi poco, e incapace di aprire il cuore interamente a lui. E l'amore sbocci? tra i due, e vista la benedizione del defunto padre, ella dopo alcune stagioni, accett? di sposarlo di buon grado.
E la gioia e l'armonia ritorn? nella vita della giovine.

Non altrettanta fortuna ebbe l'aitante baronetto locale, che in seguito alla morte del padre, assunse il titolo, e divenne una persona odiosa, costantemente ossessionata dal potere e dalla depravazione. Si stanc? della nuova concubina, e la sorprese a tradirlo, e solo la paura del padre di ella lo trattenne dall'ucciderla. Tuttavia la ripudi? e la cacci? da lcastello.
In quel periodo di depressione, il suo pensier? torn? al suo vecchio amore, e avendo saputo del suo fidanzamento e contando che ella provasse ancora qualcosa per lui, le invi? un messaggero di nascosto, e la invit? a passare una giornata con s?, mentre il marito lavorava.
Non aveva torto, ella provava ancora sentimenti per lui, e la vecchia cicatrice si apr? di nuovo, e venne a lui spinta dalla curiosit?. Ed egli rinnov? il suo voto d'amore ed ella gli credette. Il marito dal canto suo, non badava molto alla fanciulla, e non le rivolgeva alcun interesse.
Ella per? non era disposta a tradire il marito per cui pure provava amore, e torn? alla sua piccola casa.
Il barone a lungo medit?, e la rabbia e la gelosia lo colsero, e fece studiare attentamente le abitudini del giovane, onde poi ucciderlo. Invi? quindi un sicario per eliminarlo, quando alla sera egli ritornava dai pascoli, lungo la strada verso casa. Ma il fato volle che sui monti quella sera fosse salita la fanciulla a recuperare il pascolo, perch? il marito era caduto preda di una febbre influenzale, e il buio trad? la ragazza, che fu assassinata per sbaglio. Il sicario abbandon? il corpo, e fugg? via. Quando il marito il mattino dopo ritrov? il corpo della moglie, cadde in preda alle lacrime, ed estratto il coltello da conciatore che aveva alla vita, si un? a colei che amava per l'eternit?
I pastori che arrivarono pi? tardi ritrovarono i due e li sepellirono.
Il barone invece non rimase affatto sconvolto dalla notizia, e ben presto dimentic? quella storia passeggera e pass? ad altri diletti.

Venne l'inverno, e dopo di esso l'erba fece capolino da sotto il manto di brina, e il barone usc? con il suo destriero per una cavalcata, e punt? verso le alture. Giunse presto al punto in cui erano seppelliti i due innamorati e osserv? il cumulo di terra, su cui erano sbocciati dei gelsomini. Li calci? e li schiacci?, distruggendo ancor una volta ci? che l'amore dei due aveva creato e si allontan? disgustato, e rivolse la sua cavalcata verso oriente, verso la sua dimora. Ma d'un tratto si accorse che ovunque egli gettasse lo sguardo, sbocciavano dei gelsomini, e persino sulle rocce, e i prati erano ricoperti di quei fiori, bianchi, ed egli fu preso dal panico, la coscienza della morte dei due lo torturava. Giunse al suo castello in preda al terrore e ci si rinchiuse, ordinando ai servi di svolgere tutte le mansioni. Ed egli ben presto non usc? pi? dalla fortezza, e fin? per rinchiudersi nelle sue stanze, finch? l'estate non fu passata. E di nuovo arriv? il freddo, e il paesaggio divenne arido e spoglio, e un giorno egli non rispose pi? al bussare dei servi.
Quando essi riuscirono infine a frantumare la porta, lo trovarono sdraiato per terra, ormai senza vita, e tutto ci? che essi percepirono fu la fragranza floreale che permeava la stanza. E da allora, non si videro pi? gelsomini in quella regione, eppure nell'aria si pu? ancora sentire il loro profumo, misto a quello degli alibicocchi....
a differenza dei vostri, questo cerca di essere divertente, ma cerca soltanto:

Eracle e la gara di tassate

Un giorno, Eracle, il primo greco che avesse avuto l?idea di mettersi una pelliccia addosso, e che poi sarebbe stato chiamato con il nome di Gabbana (Dolce era Ganimede, per ovvi motivi), pass?, durante uno dei suoi interminabili viaggi, per l?Argolide*.
Passando vicino ad una citt? di l?, sent? un fragoroso strombazzar di festa e si rec? ivi per capire cosa stesse succedendo.
Il motivo di tale allegria stava nell?arrivo di nuovi schiavi; ce ne erano di tutte le variet?: uomini, piazzisti, un nano di nome Baggins (uno scriteriato che straparlava di anelli, di destini e cretinate varie, assistito in questo da un balengo che affermava di chiamarsi Gandalf), Superman e Superman il Ritorno, l?inventore della Coca-Cola, lo Squadrone della Morte, i Fantastici Quattro, Rat-Man e un paio di Silfidi, ninfe del vento.
Eracle si interess? fin da subito a quest?ultime e, vedendo che una era gi? stata venduta ad un attore che doveva fare la pubblicit? di una marca di patatine in un giardino e che doveva dire:?io ne ho provate tante??, si diresse in fretta verso la gabbia dell?unico essere etereo rimanente nella gabbia.
Arriv? in contemporanea di un altro maschio, che aveva adocchiato la stessa ?merce?, e incominciarono una accesa discussione. Dopo 4 ore di insulti e urla che avrebbero fatto sembrare l?Oktoberfest un compleanno al Mc?Donalds, l?avversario di Eracle, chiamato da una madre crudele Vegezio, pens? di dover risolvere la situazione velocemente e con fermezza. E Fermezza era d?accordo. Quindi disse:? Tutti e due vogliamo questa ninfa?propongo una sfida, straniero!? ?Che sfida?? replic? Eracle.
Vegezio, osservando i muscoli enormi dell?altro e non essendo scemo, rispose: ?Beh?che ne dici di?una gara di tassate? Chi tassa di pi? da adesso fino a mezzanotte ha vinto!?
Eracle acconsent? e , dopo una preparazione adeguata ed un conteggio per la partenza, la sfida inizi?.
Durante tutta la prima mezz?ora gli sfidanti sembravano alla pari, ma arrivati alla quinta damigiana di tassata (che un viandante scambi? per Tassoni, ma questa ? un'altra storia), Vegezio ruppe con i muscoli la propria tunica, rivelando 7 cicatrici sul torso, che lo identificavano come il legittimo erede della Sacra Scuola Della Tassata Di Hokuto e incominci? a tassare come un dannato.
Eracle, innervosito dalla scoperta e da tutte quelle Maiuscole Del Nome, incominci? a darsi violenti pugni allo stomaco con la sua immensa forza per aumentare il flusso di tassata, cosa che funzion? e fece tornare in parit? i due sfidanti.
Lo stallo dur? per altre 4 ore e i due contendenti alla bella erano quasi allo stremo delle forze: allora Vegezio, sorseggiando un Amaro Lucano e dicendo ?? un lavoro duro ma mi piace perch? l?ho scelto io?, prese una latta di spinaci e, mentre da non si sa dove partiva una musichetta piuttosto orecchiabile, ne trangugi? il contenuto. Costui, dopo essersi guardato i muscoli e averci visto dentro la Rocca di Gibilterra, riemp? in un sol colpo 40 damigiane di liquido.
Per Eracle non sembravano profilarsi speranze all?orizzonte.
Ma un lampo di genio attravers? la pelota dell?eroe. Volse lo sguardo al cielo e incominci? ad innalzare una preghiera a Dioniso, Dio dell?alcol, delle sbornie, delle dopo sbornie e delle cose ad esse correlate, tra cui anche le gare di tassate. ?O regnante, tu che decidi la quantit? di nutella nelle crepes e la fortuna di cuccare ad una festa anche con l?alito che sa di alcol, graffia lo specchio di un sogno senza donne e lasciami vincere la sfida.?
Dioniso, esaudendo la preghiera , fece andare in vantaggio di 140 damigiane e 2 pignatte Eracle, che ormai era irraggiungibile dallo sfidante (non voglio immaginare come stesse Eracle dopo quello sforzo?).
Alla fine fu Eracle a vincere la sfida e, immaginandosi gi? cosa avrebbe potuto fare con la silfide, and? dal mercante per poter acquistare il bel pezzo di?mercanzia. Compratala, attese il giorno seguente per portarla poi in una caverna?ma ad un tratto una risata femminea si alz? e dalla spelonca ne usc? la silfide, intenta a trattenersi dalle risate e a volar via, e Eracle, rosso come un peperone e con le lacrime al volto.
La morale della storia ? che: ti piace una ragazza? Sta certo che la sua VHS non ? compatibile con il tuo 8 millimetri , mai!


*In verit? sarebbe il lido di jesolo, ma allora si chiamava cos? perch?, secondo il mito, una madre tebana che faceva ferie con il figlio l?, a mezzogiorno esatto disse, con voce fiabesca ma decisa :?AAAAAAAAAARRRRRGOOOOOOOOOOOOO, ESCI DALL?ACQUA SE NO ME METTO LE SCARPE COL TACCO A SPILLO E TE BALLO IL TIP TAP SULLA SCHIENAAAA?.
Codesta donna parl? con cotanto fragore che Poseidone prese la scopa e incominci? a batterla sul soffitto (cio? la superficie marina) dicendo: ?LI VOGLIAMO ABBASSARE ?STI BASSI, OSTREGA??. Gli uomini, stupiti di tanta potenza di voce ribattezzarono la donna Christina Aguilera e il luogo Argolide, perch? Argo lidos, cio? spiaggia di Argo. In seguito, a causa di jod, digamma e cretinate simili il nome divenne ?lido di jesolo?, mentre il nome della Aguilera si tramand? di madre in figlia fino ai giorni nostri..
Prima parte del primo capitolo di un mio racconto:


La Ballata Del Marcio

Buio, luce, niente.
Buio, luce, corpi.
Buio, luce, corpi che s?avvinghiano.
Buio, luce, maiali.
Zacami, schifato, usc? dal club in cui mezz?ora prima era entrato al prezzo alquanto notevole di 100 euro, allettato dalla promessa di un manifesto. ?Carni e liquidi? e poi ?Maialate a non finire?. Come resistere? Difatti non resistette. Zacami si consol? con il fatto che almeno il manifesto diceva il vero.
Amareggiato (chi non lo sarebbe stato?), si decise a tornare al suo appartamento/ufficio, dove l?aspettava la sua insegna sulla porta: ?Zacami, Paladino a ore?.
Spazzacamin, Zacami per tutti, era un Paladino solo di nome, visto che di fatto era un Berserker alla ennesima potenza: fumava, vestiva solo di nero, adorava le Elfe, godeva a fare a botte?un pugno in un occhio a tutti gli eroi degni di questo nome, in pratica. In societ? con un suo compagno, un Mago, apr? l?attivit? non con il sogno di rendere migliore l?ormai globalizzato mondo fantasy in cui vivevano, ma con la convinzione che con un lavoro del genere soldi, donne e avventure sarebbero arrivati a iosa.
Di tutto questo, arrivarono solo i soldi, e pochi, dato che i lavori commissionati si rivelavano essere sempre qualcosa tipo tirar gi? gatti dagli alberi o potare le siepi. I 3 erano in astinenza. Di tutto. A Zacami era venuta anche l?idea di chiudere baracca e burattini?ma le proteste di M?caro, il compagno, detto il Tunz, per via della musica che ascoltava, gli fecero dire che se il prossimo incarico non fosse stato degno della loro attenzione, avrebbe chiuso sul serio bottega.
Ma si vede che questo non era il loro destino.
Il giorno seguente, come ogni mattina, M?caro arriv? puntuale alle 9 con una delle sue solite tuniche che Zacami aveva imparato ad amare; quella di quel giorno aveva su scritto ?Kama-kama-sutra? e ?Fabri Fibra ? mio allievo?. Egli era un poco l?opposto di Zacami: non molto alto, castano con riflessi biondi, leggermente mingherlino?anche di testa era diverso: adorava la musica da disco.
Ormai abituati al vuoto di clienti nel loro ufficio, si sorpresero alquanto, quando un giovane Elfo entr? trafelato nella stanza.
Ripreso il fiato, spieg? l?accaduto, con una voce da bambino impaurito, cosa che innervos? parecchio i nostri due eroi:?Dovete aiutarci assolutamente! Mondo Marcio ? tornato!?
All?unisono risposero:?E allora??
?Ma come ?e allora??? Da settimane piovono patatine, al posto delle conchiglie sulle rive del mare si trovano insegnanti di inglese e dalla terra risuonano le note di ?Non dirgli mai? di Gigi D?alessio! La mia gente sta impazzendo!?
?Terribile!? rispose M?caro; ?Ma non abbastanza da farci alzare da queste sedie? concluse Zacami.
Disperato, l?Elfo continu?:? Proprio non volete capire! Tutte le Elfe sono state ipnotizzate dalla sua musica e stanno alloggiando nel suo castello, trattate come serve!?
L?Elfo, alla parola ?Elfe?, fu sicuro di intravedere un fuoco negli occhi delle altre due persone nella stanza?
continuazione:
Certo di aver premuto il tasto giusto, l?alto figuro continu?: ? E come ricompensa potrete chiedere tutto ci? che vorrete!?
Al secondo colpo, la volont? dei due barcoll??Zacami, fremente per l?eccitazione come lo sarebbe potuto essere un maniaco sessuale dopo lunga astinenza che si vede arrivare uno stormo di belle ragazze in minigonna, chiese:? E?il nemico?...?
L?Elfo, incerto su quale fosse la domanda, rispose:? Fortissimo?anzi, si dice addirittura che sia immortale!?.
I due all?improvviso si alzarono violentemente dalle sedie, facendole cadere, e si avvicinarono all?Elfo, lo presero sottobraccio e, con le lacrime agli occhi, dissero :? D?accordo, per il trionfo della verit?, della giustizia e dell?amore aiuteremo te, la tua gente e quelle figehm? volevo dire, quelle povere elfe, contento??
L?Elfo, sebbene continuasse ad annuire come un idiota, non era sicuro di aver fatto la scelta migliore per la propria gente e prevedeva che, dopo questa avventura, sarebbe sopraggiunta una nuova, terribile e lunghissima era di problemi per le sue corazziali?


CAPITOLO I

?MONDO BOIA!? si trov? ad esclamare Zacami la mattina seguente, sotto la casa del compagno:?Si pu? sapere quanto ci vuoi mettere ancora??
Un paio di occhi azzurri e alquanto provati dalla baldoria (Zacami, per quanto ne sapeva, li aveva sempre visti cos?) comparirono dalla finestra che dava sulla strada e una voce da mongoloide sfatto ribatt?:?Cavolo urli?...Finisco il Bacardi e scendo!?.
Zacami pens?, accendendosi una sigaretta:? Poi la gente si meraviglia che sia cos? bravo nelle magie ad elemento fuoco?ha cos? tanto alcol in corpo che potrebbe bruciare il culo al diavolo solo guardandolo?? e poi si astr?, guardando quel paesaggio collinare e calmo, interrotto dallo scorrere fluido del fumo, in cui risiedeva l?amico.
La casa era di recente costruzione, ancora bianca e immacolata, ed era attorniata da numerose vigne, rigogliose da generazioni. Si innalzava su due piani, lunga pi? o meno sui 20 metri e larga 10, in cima un tetto classico e di fianco un garage moderno.
Il paesaggio non era formato da cose verdi come piante o erba, ma era formato da una mano di verde divisa da linee; linee che le persone davano per scontato essere alberi o vigne, senza capire che si sbagliavano?
Nel momento in cui il Berserker si stava imponendo di piantarla con le pippe mentali, finalmente M?caro
usc? dalla porta e raggiunse l?amico fumante.
?Che puzza! Ma che ???
?Mentolo??
?Cicche al mentolo?! Ma non potevi comprarne di un altro tipo, idiota alla potenza n??
??Quelle alla brogna erano finite??
?Ma vaff??
E cos? si incamminarono, in un viaggio che avrebbe permesso loro di diventare pi? ricchi e pi? adulti?beh? Cosa sono quelle facce? Non volevate un romanzo di formazione? Beh non me ne fotte, ve lo piazzo lo stesso!
Pt?-t?nn.
Un vecchio, un bar.
Un vecchio su una sedia a dondolo con un fucile e una sputacchiera *Pt?-t?nn* era seduto davanti a un bar qualsiasi in una citt? chiamata ?DelPici??.
All?interno, un oste sulla 40ina, brizzolato e invecchiato come un vino che sa di tappo; difatti era un nano. Al momento stava pulendo i bicchieri con del sano olio di gomito, anche se il maiale da cui l?aveva estratto non era molto d?accordo sul fine ultimo del suo liquido. Poi alz? uno sguardo vuoto alla clientela: Orchi, elfi e mezz?elfi, umani e nani?la solita clientela non pagante, attratta da una comare che cercava di ballare un can can alquanto contorto sul palco e che, all?altezza del petto, piuttosto che una protuberanza, si poteva ironicamente dire che si ritrovasse un incavo?e ci si sarebbe comunque attenuti parecchio alla realt?.
All?improvviso una porta fece SLAM e, mentre da qualche parte i cannoni facevano BANG e uccidevano l?uomo ragno, nell?infimo bar entr? un figuro.
Era questo della razza dei Brav?scusate, ho sbagliato a copiare?era questo un bestio, alto sui due metri sebbene avesse le gambe piegate, coperto da un pastrano che ne nascondeva ulteriori dettagli. Egli si incammin? verso il bancone, per poi togliersi l?indumento che non gli permetteva di parlare:?Un th?! Muoviti!?.
L?essere si rivel? essere un Troll, razza conosciuta per la somiglianza con dei teppistelli attaccabrighe, con la differenza che i Troll erano verdi e con un pugno potevano uccidere 10 persone. I piercing e i pantaloni da repettone testimoniavano che fosse uno dei peggiori esponenti della specie.
Il Barman, sebbene paventato da cotale mostruosa figura, sapeva che se non lo avesse servito sarebbe di certo morto, cosa che avrebbe potuto dargli qualche fastidio?e cos? cerc? di servire il mostro.
Ma, anche se la mente diceva:?Stai calmo?, le mani dicevano:?Me la sto facendo addosso, porco il mondo che c?ho sotto i piedi!? e infatti tremarono come topi sotto lo sguardo di un gatto con la rabbia, facendo fuoriuscire buona parte del liquido dal bicchiere.
?Idiota, e me lo chiami un th? quello? ? appena mezza tazza e guarda il colore, sembra?
?A me va bene? e una mano, trapassando il corpo del Troll come se fosse stato un muro di piume, afferr? il bicchiere, per poi ritrarsi, uscire dal corpo del mostro e portare il bicchiere ad una bocca.
?Zacami?c?ero proprio il bisogno di farlo??
?Sono del partito ?Troll al rogo??buono questo th??per??oste, non c?? l?hai deteinato?
L?oste fece segno di no
?Perch? lo vuoi sempre deteinato??
?Perch? la teina mi rende violento??
Sono proprio in ritardo a postare qui, ma visto che al momento non ho nulla di meglio da fare...
Probabilmente alcuni di voi lo avranno gi? visto (e avranno gi? lasciato perdere oppure gi? vomitato), di fantasy ha molto poco, di schifezza invece molto di pi?. Ma cmq lo metto, per chi ? masochista e ha voglia di farsi del male.
Appena finisco gli esami del primo semestre cerco di finirlo...

Ah, vi passo il link (il racconto ? sul mio sito), perch? l'ho gi? strutturato in capitoli, quindi ci metto meno a linkarvelo che a fare copia incolla...
Schifezza
PIONIERE DEL CIELO -Un racconto-

Il cavaliere raggiunse la sommit? della collina e si ferm?. I radi alberi lasciavano che potesse osservare il cielo e il territorio circostante nella sua interezza. Era piovuto da poco, il profumo dell?erba bagnata e della terra non pi? assetata riempivano l?aria, insieme all?odore di ozono lasciato dai fulmini. E tutto era pi? verde.
Nel cielo le nuvole si rincorrevano a gran velocit?, scoprendo qua e l? sprazzi di cielo, qua e l? altre nuvole. Il cavaliere alz? lo sguardo e si meravigli?. Era come se non avesse mai visto delle nuvole nella sua vita, come se quella fosse la prima volta che i suoi occhi si posavano su tale visione. Si ritrov? estasiato, genuinamente sorpreso e commosso da tale visione.
Gli parevano immense navi intente a solcare il cielo, a modificarne la morfologia stessa, mostrando prima una forma, poi un?altra, prima un colore, poi un altro e un altro ancora. Nel loro rincorrersi, a volte si sfaldavano davanti agli occhi del cavaliere, che osservava, imperterrito, il cielo azzurro dispiegarsi dietro le volute di vapore dei giganti, che talune volte si volgevano al cielo, come esili dita, toccandolo e rammentando al mortale che le osservava quello che a lui era precluso, ma a loro no.
E anche il cielo non gli era mai parso cos? azzurro come dopo quel giorno di pioggia, e non gli era mai parso cos? vivo come quando si mostrava negli squarci fra quelle nuvole decorato da alte torri di bianco fumo, dall?apparenza compatta e illuminate dalla intensa luce del sole calante, come torri di una citt?? ?gi?, una citt? che si staglia davanti ai miei occhi, elevandosi al di sopra delle nuvole; una citt? che compare e scompare, che si mostra e si cela, che a volte si copre come una donna, velandosi con sottili fili di seta, mentre tal?altre volte si nasconde, timida, oppure si fa vedere, irraggiungibile, eppure cos? bella?irreale, ma cos? tangibile!
Il sole la bacia dolcemente, i suoi raggi come carezze delle divinit? che la hanno creata, e che forse la abitano, perch? non ? certo luogo per mortali, tanto meno per noi umani, che deturpiamo tutto ci? con cui veniamo a contatto, anche noi stessi e i nostri simili?
E immagino che da lass? il sapore delle cose debba essere speciale, che un alito di brezza possa portare i mille profumi degli alberi in fiore all?altro capo della terra, oppure l?odore salmastro del mare, o ancora il verde profumo delle foglie o il grigio aroma della roccia; immagino che lass? un filo di vento possa portare la citt? e i suoi abitanti lontano come non mai da qui, e che possa portare i suoni delle foglie che battibeccano fra di loro mosse dal vento, e il freddo abbraccio della neve, o il dolce sussurro di un torrente nella foresta; e ancora la voce della terra e quella di ogni singola creatura che la abita e la venera o la disprezza?
Da lass? dev?essere cos? facile scorgere le curve della terra, sfiorare le cime delle montagne, e fare cos? in modo che il cielo abbracci la terra, una volta tanto, e nessuno dei due sia pi? cos? solo, cos? destinato a fronteggiarsi senza interagire?
E poi tutto svanisce, cos? come era cominciato, per un alito di vento?

Pensava il cavaliere, mentre nel cielo le grosse nuvole lasciavano spazio a sottili striature di bianco vapore e all?azzurro profondo del cielo. E volgendo gli occhi alla terra, vide che il sole stava calando oltre l?orizzonte, bagnando con la sua luce obliqua le verdi foreste scintillanti e i lussureggianti prati dei monti che fronteggiavano la collina su cui si era fermato.
Presto, lo sapeva, tutto si sarebbe tinto di mille colori, resi vividi dall?aria pura di quel giorno di pioggia, e sapeva anche che le nuvole si sarebbero intrise di quei colori, per poi continuare la loro instancabile navigazione, per mostrarsi altrove, per scrutare altrove, e per vedere altre stelle oltre a quelle a lui note.
E sapeva anche che le nuvole non sarebbero state quasi mai da sole, lass? nel cielo, al contrario dei mortali e delle stelle che tanto amano e da cui cercano tante risposte, che tuttavia non ottengono, poich? loro sono nella medesima situazione.
E allora, forse, sarebbe il tempo di chiedere consiglio alle nuvole, o al falco che vi vola attraverso, o all?aquila che ne ? sorella, o all?airone che ne ? figlio.
E forse rimarremmo stupiti da quanto quelle immense figure dalle mille forme e dai mille colori avrebbero da dirci. E forse impareremmo ascoltare prima che parlare, e capiremmo che come per le nuvole il senso della loro esistenza sta in coloro con cui viaggiano, il vero senso della vita sta in coloro con cui la viviamo, e non in quel che facciamo?
E abbassando lo sguardo al suolo, il cavaliere diede di speroni al suo cavallo, che part? e si inoltr? nella foresta, mentre il sole anche quel giorno moriva in un oceano di fuoco per lasciare alle stelle la possibilit? di rispecchiarsi vicendevolmente coi mortali di quella terra.

Sometimes I?d like to be like a cloud, not just to wander free through the blue sky, but also to feel the salty taste of sea miles inland, and to ear the joyful voices of thousands creatures brought to me by the wind; not just to be like an eagle, but also to feel the warmth of the morning sun and the iciness of the moonlight, and to speak with the stars, and to see them in every day of my whole life. Sometimes I?d like to be like a cloud?
UNA NOTTE -Un racconto-

Le stelle rifulgono nel cielo limpido di mezzanotte, baluginando come fiaccole in procinto di spegnersi, cedendo il passo al buio incombente.
L?uomo alza lo sguardo al cielo e lo mantiene fisso, ponderando, ma anche sperando e domandando risposte che sa di non avere e di non potere ottenere. D?altro canto le stelle paiono le giuste dispensatrici di conoscenze, affisse lass? nel cielo da eoni a osservare questi miseri mortali che si struggono alla ricerca di un senso che non sanno dare alle loro vite.
In effetti, l?uomo cominciava a chiedersi cosa potessero saperne le stelle delle risposte che lui cercava, loro che parevano tanto simili a quegli uomini fra cui camminava, sparse in un cielo immenso e abbandonate a loro stesse, destinate a sfiorarsi solo con tenui raggi freddi come le dita della morte, senza mai provare il calore l?una dell?altra?
Eppure la notte immensa lo rapiva. Il silenzio, rotto solo dal soffuso frusciare del vento e dal dolce suono delle stelle, sulla cui musica danzavano i raggi della luna, lo riempiva, cercava di soffocarlo, ma non riempiendo i polmoni, bens? il suo animo, spingendolo fuori da quell?involucro triste che era il suo corpo.
E forse era proprio quello che voleva? perdersi nella musica della notte e fluttuare sulle note delle stelle, danzando fra i raggi della luna e camminando col vento fra le nuvole, fino a che il sole sarebbe sorto, spegnendo la musica della notte e inondando il mondo di quel disgustoso silenzio che ? l?accozzaglia di suoni della vita diurna; forse era proprio quello che cercava, quella sensazione di essere un tutt?uno con ci? che lo circondava, una sola cosa con la notte, le stelle, la luna e l?erba.
Eppure non era quello che lo avrebbe salvato, non era quella la risposta alle sue domande.
In quel momento una lucciola fece capolino fra gli steli d?erba, seguita subito da un?altra e da un?altra ancora. L?attenzione dell?uomo si concentr? su quel piccolo mare di luci baluginanti nell?oscurit?.
Gli parevano tanto i riflessi delle stelle sulla terra, la cosa pi? vicina a loro che i mortali avrebbero mai ottenuto; eppure al tempo stesso gli parevano semplicemente qualcosa di pi?, quelle luci, cos? vive e a portata di mano. E di nuovo i dubbi lo assalirono, con tutta la loro violenza. E di nuovo avrebbe voluto perdersi nella notte, sparire e non fare pi? ritorno, viaggiare su ali di nuvola per cieli lontani e fare visita solo alle notti, perch? ? nelle notti che si ode la musica pi? dolce.
Non si accorse della venuta della sconosciuta. Comparve come dal nulla, vestita di stracci che parevano per? le sete pi? pregiate, con un verde profumo intorno a lei. I suoi occhi avevano il profumo dell?arcobaleno e il colore della malinconia, e i suoi capelli rilucevano del pallido colore dell?alba.
Si avvicin? senza dire nulla, e si sedette in fianco all?uomo, che domand?, estasiato: ?Chi sei??
Ella lo guard? e rispose: ?Che importanza ha??
?Ha l?importanza che il tramonto ha per le stelle.?
Sorrise a quella risposta e disse: ?Io sono l?ultimo raggio di luna che carezza la terra e il primo pallido baluginare di stelle che sfiora l?anima; io sono l?ultima stella che sbiadisce nell?acquerello dell?alba, e la prima stella che acquista sostanza nel fuoco vivo del tramonto; io sono il vento che sfiora leggero l?erba, e la nuvola che viaggia da sola; io sono l?onda solitaria del mare, e un candido fiocco di neve. Io sono tutte queste cose, eppure nessuna di esse, sebbene sia anche molte altre? che importanza ha dunque un nome, per te??
L?uomo rispose di nuovo: ?Ha l?importanza che il tramonto ha per le stelle.?
La fanciulla si pass? una mano fra i capelli, prima di replicare: ?Voi umani date tanta importanza ai nomi? ma le cose non esistono forse a prescindere dal nome? Tu cerchi un nome come si cerca una risposta, ma non ? il nome che devi cercare, ? l?essenza che devi trovare.?
?Parli in modo criptico, tu che sei molte cose, eppure nessuna.?
?E tu chiedi risposte che non possono esserti date. Voi umani paragonate sempre i momenti felici a giorni di sole, e quelli tristi alle buie notti, senza pensare al fatto che ? nelle giornate assolate che vi sono le ombre pi? scure e le insidie maggiori.?
?Hai ragione. Ma dovremmo dunque cercare qualcuno con cui vivere in una sorta di buio perenne, ove non vi siano ombre peggiori??
?Voglio dire che devi cercare qualcuno con cui vivere una lunga notte, dove le ombre sono flebili, e dove il buio tampona il dolore. Le persone pi? fortunate trovano questa notte ed essa dura una vita intera, ma per molti si tratta solo di poche ore, poi il cielo si tinge di giallo, e sorge il vostro simbolo di vita, a portare ombra e morte e tristezza??
?Signora, tu dici cose terribili.?
?E tu hai chiesto cose terribili.?
?Ma non hai risposto alle mie domande??
?Se il sole ? sorto su di te, non ti resta che aspettare altre notti. E se il sole ? sorto su di te, la mia favella ti risulter? oscura, poich? esso getter? ombre sulle mie parole, e tu non potrai coglierle appieno.?
Come un rumore stridente, l?orizzonte orientale prese a tingersi di tenue giallo, e nell?attimo in cui l?uomo si distrasse, la fanciulla spar?. Di lei restava solo il caldo profumo nell?aria e il brillante ricordo nell?animo dell?uomo, che si alz? e si allontan? dalla radura, in cerca di una nuova notte.

Ma lasciatemi qui, nel mio pezzo di cielo, ad affogare i cattivi ricordi?
VITA E MORTE -Un racconto-

?Gli umani? strane creature, non trovi anche tu??, domand? la figura ammantata di nero al suo compagno, che stava seduto su un sasso sporgente dal suolo e osservava a sua volta nella medesima direzione dell?altro.
Se ne stavano in una radura su una piccola collina che dominava una piccola vallata dove scorreva un piccolo fiume, il quale tagliava in due un piccolo villaggio. Un angolo di mondo come molti altri, niente di particolarmente speciale, niente di particolarmente orribile.
La figura seduta sbuff?: ?Strane creature? hanno solo una logica diversa, che forse ? deviata, forse no? per? non ti affascinano??
Il cielo era nascosto da uno strato di nuvole grigie quasi uniforme, che pareva una coperta e che si stendeva sino alle montagne che chiudevano l?intero panorama in una conca, da occidente a nord; oltre i monti il cielo era sereno, ma non azzurro. Il sole calante impregnava quella sottile striscia di cielo di un colore simile a quello del frumento biondeggiante.
La figura in piedi, con lo sguardo fisso sul cielo di ponente, parl?, mentre un vento gentile si levava da ovest e tentava di strappare una visione del volto della figura: ?Come il sole ? affascinato dalla notte? ma temo che come il sole noi si sia destinati ad avere sempre e solo una fugace visione dell?argomento del nostro desiderio??
Anche l?altra figura pos? lo sguardo a occidente e rimase a rimirare la visione di quel taglio di cielo, fino a che il sole vi pass? attraverso, lentamente, e una luce dorata si riverso sulla terra. Tutto risplendeva di una forte luminosit?, che seppur dorata, pareva cupa sotto quel cielo scuro.
Eppure era una visione meravigliosa, e alcuni uomini del villaggio si fermarono a rimirarla, come le due figure sulla collina.
?Eppure vale la pena di essere il sole ed essere solo rimirati dalle stelle, offuscandole, senza tuttavia poterle vedere come desidereremmo??, chiese la figura seduta.
L?altro tacque. Il sole era scivolato oltre la linea delle montagne, e aveva iniziato ad illuminare le nuvole dal basso, incendiando le pi? vaporose come fiocchi di cotone, mentre le pi? compatte parevano semplicemente colorate dalla mano di un pittore. Le montagne si stagliavano ora come ombre cupe sulla terra, e il buio incombeva.
E gli umani si ritiravano di gran fretta nelle loro case.
?Mi chiedi se vale la pena di essere il sole, ma io ti domando: vale la pena di essere la notte? Temuta da tutti, amata da pochi??, ribatt? l?altra figura.
I colori stavano velocemente sbiadendo, il rosso infuocato delle nuvole cedeva il passo a un arancione pallido, a un rosa tenue e poi a nulla pi? che un vago ricordo, come il profumo di un fiore appassito troppo in fretta: ?Che domande? preferiresti vivere per l?eternit? all?arsura del sole, nel mezzo della vita frenetica di tutti i tuoi simili, oppure in una eterna notte, camminando fra lucciole e sempre inebriato dal profumo delle stelle e dalla dolce luce della luna??, replic? quello che stava seduto.
L?altro scrut? di nuovo il paesaggio, ora nulla pi? che una distesa di oscurit?, qua e l? dalle quasi impercettibilmente diverse tonalit?, quindi rispose: ?Vorrei vivere in un eterno crepuscolo, per godere sempre dei mille colori dell?orizzonte e della prima dolce musica della notte, cullato dalla brezza e carezzato dai raggi di una luna schiva.?
?E perch? non in un?eterna alba??. Lo schern? l?altro.
?Perch? ? cos? triste la musica della notte quando volge al suo termine, mentre ? cos? dolce e avvolgente, ed ? cos? intenso il suo profumo, quando sta per iniziare??, rispose, quindi tacque un attimo, prima di sussurrare: ?Ma forse senza il giorno che ci ricordi di quanto sia piacevole la notte, ce ne stancheremmo in fretta??
La figura seduta si alz? in piedi e si avvicin? all?altra, poggiandogli una mano sulla spalla: ?O pi? semplicemente ce ne innamoreremmo talmente da non poterne pi? fare a meno, e condanneremmo il sole all?oblio eterno. E questo non rientra nei piani degli D?i in cielo.?
?Per? chi lo sa, amico mio, che il giorno e la notte non facciano i nostri medesimi discorsi? e forse il sole stesso darebbe tutto ci? che possiede per l?oblio eterno??, ipotizz? l?altra figura.
Annuendo, l?altro rispose: ?Forse? o pi? semplicemente darebbe tutto ci? che possiede per potere ammirare i colori della notte??
?Cos? come io darei tutto ci? che ho e ho avuto di caro per conoscere i piaceri della morte??, rispose l?altro.
?Ed io le gioie della vita? ma pare che siamo tutti destinati ad avere solo fugaci visioni di ci? che pi? desideriamo, o a sfiorarle e a rimanerne sempre pi? stregati di volta in volta, desiderandole sempre di pi?? forse ? in questo modo che si divertono gli D?i??, rispose l?altro.
L?altro sospir?, quindi si allontan? verso la foresta, sussurrando al vento e all?altro: ?Morte, forse hai ragione. Ma se cos? fosse, non sarebbero delle ben misere creature, questi D?i??
?Lo sarebbero, Vita, lo sarebbero??, e la notte si chiuse su di loro.

Mille voci dalla tomba chiamano il tuo nome ormai, ascolta il coro degli spettri, nessun Dio ti aiuter?...
nulla di che, solo una stesura di uno alle prime armi e per di pi? alle 3 della notte

Terrore

Dopo quella lunga battaglia eravamo giunti dentro il castello. Eravamo pi? di cinquemila soldati, un esercito imbattibile. Ma altrettanto lo era quello formato da quelle maledette creature infernali. Solo noi cinque giungemmo fino a quel punto. L'elite dei corrispettivi paesi, i pi? forti che solcavano la terra. O cos? affermava la gente che ci ossannava nel corteo della capitale prima di andare in guerra. Ora sapevo che non era la verit?. Se eravamo vivi era solo per un fortuito miracolo e nulla pi?. Fuori affrontammo miriadi di bestie immonde dalla forza straordinaria, eserciti di morti che anche in pezzi continuavano a combattere, enormi draghi cavalcati da oscuri cavalieri. L'inferno... ma noi eravamo ancora vivi. L'esercito maledetto era completamente distrutto, esattamente come il nostro.
All'interno di quella fortezza regnava il silenzio, quasi non ci fosse nessuno ad attenderci. Ci guardammo tutti negli occhi e con un cenno ci decidemmo ad addentrarci. Non si poteva tornare indietro perch? colui che port? questo mondo nel caos era ormai a portata di mano, senza pi? un esercito.
"Stiamo per diventare degli eroi" diesse divertito Deneb.
"Oppure un mucchietto di cenere" rispose prontamente Maria con un ghigno alquanto terrorizzato.
"Ormai non possiamo pi? tirarci indietro, mi pare chiaro. Ma le vittorie apportate fin'ora non significano nulla. Il difficile arriva ora."
Pronunciando quelle parole mi misi in testa al gruppo.
"Un intero esercito ? stato annientato, questo ? vero, ma noi siamo comunque qui e questo pu? significare solo che siamo dei prescelti."
Karen guard? Zenos...
"Ottimista come sempre! Ma questa volta non ? una delle nostre solite scorribande. Si tratta dell'oscuro signore. L'essere pi? temibile che potremmo mai pensare di affrontare. Forse non tutti ce la faremo..."
A quelle parole cadde il silenzio, ma prontamente Aman cerc? di spezzare quel clima di sconforto con il suo solito fare...
"Forza ragazzi pensate! Ormai siamo gi? degli eroi! Superato questo ostacolo i nostri nomi verranno scritti nei libri di storia! Le nostre statue sfoggeranno in ogni citt? del regno! Gi? immagino la mia vita: sole, belle ragazze e alcool!"
"Sei sempre il solito scemo!" disse Maria dandogli una botta in testa.
Tutti risero fragorosamente...
"Compagni, ? ora di andare. Lottiamo uniti e nessuno ci batter?!" dissi a forte voce. Un unrlo di compiacimento e di preparazione irruppe in tutta la sala. Eravamo pronti a tutto!
Dal nulla un un rumore di passi.
Dall'oscurit? della stanza comparve un ragazzino. Scost? i capelli corvini dal volto e inizi? ad applaudire.
"Avete ucciso il mio esercito. Siete forti e ne prendo atto. Ma ora sono molto adirato..."
La voce pareva quella di un bambino, soave e melodiosa.
"Non vorrai farci credere che tu sei il signore oscuro?" disse rabbiosa Karen.
Non ci fu risposta.
Dopo pochi secondi il ragazzo scomparve, proprio sotto i nostri occhi e ricomparve alle nostre spalle.
Mi voltai incredulo. Si era mosso ad una velocit? incredibile, disumana! Forse era davvero l'oscuro signore... il nostro nemico. Ma lo schok pi? grande lo ebbi quando mi voltai. Al mio fianco Karen giaceva al suolo con una profonda ferita sulla spalla. Solo in quel momento notai che il ragazzo impugnava una spada. Come aveva potuto Karen farsi colpire cos?, dopo essere sopravvissuta ad un intero esercito di belve selvaggie? Chi ci era di fronte possedeva una forza che il suo minuto corpo non ci fece concepire...
Deneb url? e con un balzo si lanci?, lancia tratta, vero il nemico. Senza pensarci due volte anche io e Aman scattammo estraendo le armi. Nel frattempo Maria corse da Karen per portarle cura.
Iniziammo a colpire con ferocia ma i colpi venivano prontamente parati a controbattutti. In tre non riuscivamo a tener testa alla sua velocit?. Fummo troppo ottimisti e quella forza ci scoraggi?.
Con un gesto della mano l'oscuro signore fece cadere Deneb a terra e si prepar? a colpirlo. Dal nulla un'esplosione copl? violentemente le spalle del nemico che non si volt?.
Karen era di nuovo in ipiedi, pronta a combattere.
"Non pensare di avermi uccisa per cos? poco! Io sono Karen, capo del consiglio supremo dei maghi del Caos!" pronunciando con orgoglio quelle parole fece tornare il coraggio ai suoi compagni.
"E' forte, ma noi siamo cinque! Se non ci scoraggiamo e stiamo attenti lo possiamo battere!".
Quelle parole furono seguite da un'ennesimo colpo alle spalle dell'oscuro, che per? fu prontamente fermato. In un'attimo tutti eravamo intenti a scagliare i nostri colpi migliori e dopo poco il nostro avversario sembrava dar segno di cedimento. Era vero! Per quanto forte fosse, la nostra forza unita gli era superiore. I colpi arrivavano da qualunque direzione e Maria prontamente curava ogni nostra piccola ferita. Continuando cos? avremmo vinto.
Con un gesto rapido lo aggirai pronto a sferrare un affondo alle spalle, nel frattempo Deneb dall'alto era pronto a trafiggerlo con la sua lancia e Aman lo teneva impegnato bloccandogli la lama. Karen con il supporto di Maria era pronta a scatenare un vero inferno. Le sue parole a noi incomprensibili terminarono in un grido in seguito al quale le nostre armi furono avvolte da un'energia spaventosa, quasi incontrollabile. In un'istante portammo il nostro attacco.
L'oscuro signore rimase immobile, trafitto e grondante sangue. Ci eravamo riusciti davvero!
Ma esultammo troppo presto...
Una sadica risata tuon? per la stanza "Stolti umani! Pensate davvero di poter battere un dio!?"
Scomparve e riapparve alle spalle di Deneb.
"Tu hai iniziato per primo e primo te ne andrai" disse in un ghigno malefico.
Deneb non ebbe modo di capire cosa stesse succedendo. Fu trapassato con una sola mano. Il suo costato scricchiol? e gorgogli?. L'oscuro sollevo il suo corpo che ancora cercava di capire, contorto nel dolore. Con un gesto gli squart? l'addome facendone fuoriuscire le interiora in un mare di sangue con il quale si copr? il visto. Fu uno spettacolo raccapricciante. Maria cadde a terr? vomitando mentre io urlai incredulo. Avrei voluto correre in suo soccorso, ma le gambe non si muovevano, sarei sicuramente morto. Un colpo violento alla nuca mi vece sbalzare contro una colonna. Svenn?.
Riapr? gli occhi pochi istanti dopo, o forse minuti. Lo spettacolo che mi si par? dinnanzi fu atroce. A pochi metri da me giaceva Aman. Il suo sguardo terso di terrore e dolore, il suo viso solcato da lacrime e sangue. Privo di arti e deforme. Vomitai.
Un 'esplosione mi fece riprendere. Karen stava ancora lottando ma il suo avversario non era pi? il ragazzino di prima. Era molto pi? grosso, con un'ala nera e degli artigli come lame.
Karen era allo stremo e al suo fianco vi era un Avatar di Luce, una delle creature pi? potenti che il creato abbia mai visto. Quando lo vidi ebbi un sussulto... Sembrava tener testa a quell'immonda creatura, ma sapevo anche che per evocare una simile entit? bisognava sacrificare ogni cosa, compresa la vita. Anche vincendo Karen sarebbe morta...
Di nuovo sprofondai nella disperazione, ma decisi di alzarmi. Per ora sembravo non aver subito danni evidenti, qualche costola rotta probabilmente. Mi guardai attorno per cerare la mia arma e con sommo terrore vidi Maria. Una visione terribile.
Il suo corpo, dilagnato da enormi ferite giaceva appesa ad una parete, sostenutta proprio dalla mia spada.
Silenziosamente ma tremante mi avvicinai al suo corpo. Camminai in un mare di sangue. Le spostai i capelli dal viso per notare che era sfigurato da un profondissimo taglio. Il cranio sfondato.
"Scusa..." dissi singhiozzando ed estrassi la spada. Stavo per mettermi a piangere quando un urlo strazziante mi fece raggelare il sangue.
Avrei voluto non voltarmi, ma l'istinto guid? il mio corpo.
L'Avatar giaceva sotto una zampa dell'oscuro signore, costretto all'immobilit? da una enorme trave di legno che lo trafiggeva.
Tra le sue sudice mani stringeva Karen che urlava come se stesse provando il dolore pi? atroce che si possa immaginare.. e forse era proprio cos?.
Cors? in suo aiuto senza pensarci ma con un colpo di ala venni scaraventato lontano.
Cercai di non perdere la presa della spada e in un attimo fui di nuovo in piedi. Ma inutilmente. L'oscuro afferr? con entrembe le mani il corpo di Karen che ancora gridava. Con un feroce strattone strapp? a met? il suo esile corpo. Prese la met? inferiore e fece cadere tra l sue fauci demoniace le interiora, gustandole come si fa con un pranzo. Poi gett? verso di me la parte superiore colpendomi. Nel frattempo l'Avatr scomparve.
Apr? gli occhi e tra le mie braccia quel che restava di Karen. In quel momento la mia mente si svuot?. Nulla aveva pi? senso. Paura, terrore.. nulla pi?. Desideravo morire, che tutto finisse al pi? presto. Non avrei potuto sopportare oltre quella disperazione. Sentivo la mia anima marcire e il mio corpo morire mentre quegli occhi di brace mi fissavano. Ad ogni passo che l'oscuro faceva in mia direzione, rivedevo un pezzo della mia vita.
All'accademia con i compagni d'arme, l'incontro con Amia, la mia amata, la perdita di mio padre, il matrimonio, la battaglia, i miei compagni morti...
Iniziai a non sentire pi? dolore. Sapevo solo che presto sarei morto e non desideravo altro. Mi sent? sollevare con forza. Le mie ossa probabilmente scricchiolavano e si rompevano sotto quella pressione. Ma non mi interessava. Mi lasciai andare, fino quasi a perdere di mano la spada, ormai inutile. Chiusi gli occhi...
"Cosa fai?" una voce furente balen? nella mia testa.
"E' cos? che vuoi che finisca tutto? Noi siamo morti combattendo fino all'ultimo! Non puoi permetterti di lasciarti andare! Combatti..."
Le figure dei quattro compagni comparvero nella mia mente...
"Ma non posso fare nulla ormai, sono in suo potere. Nessuno pu? fare nulla..."
"Sciocchezze! Finch? avrai vita potrai cambiare le cose! Noi crediamo in te, ed ? per questo che ti doniamo la nostra anima. Usala per sferrare il coplo decisivo, puoi farcela!"
Karen mi si avvicin?, mi abbracci? e scomparve in un bagliore di migliaia di luci che illuminarono la mia spada. Cambi? forma.
Anche Deneb mi si avvicin?.
"Forza noi siamo con te fino all'ultimo..."
Scomparve come Karen e la spada mut? ancora forma.
Cos? fecero anche Maria e Aman.
Poi ad uno ad uno comparvero tutti i soldati dell'esercito.
"Vendicaci! Usa la nostra anima!" gridavano. Scomparendo sentivo un'energia indominabile provenire dalla lama che continuava a cambiare forma.
Infine giunse un uomo incappucciato.
"Tu puoi. Noi possiamo farcela. Hai degli amici fantastici. Sarai un grande eroe lo sai? Sono orgoglioso di te."
Si tolse il cappuccio. Era mio padre. Trattenni a stento le lacrime e lo abbracciai. Anche lui scomparve.
Apr? gli occhi.
Stavo per essere divorato da quel maledetto mostro.
Strinsi la presa della spada e la sollevai di scatto.
Era fantastica, indescrivibile. Una lunga lama di cristallo nero solcata da fasci di luci accecanti. Lo sguardo dell'oscuro si fece incredulo vedendo quel fenomeno.
"La pagherai per tutto questo bastardo di un demone!"
Con un urlo scgliai un colpo trafiggendo la testa del mostro e sfondandone il cranio. Una terribile esplosione...
Quando riapr? gli occhi attorno a me vidi il deserto. Il castello non esisteva pi?, solo rovine. L'oscuro signore era morto. Il suo dominio di terrore finito.
Una lacrima solc? il mio viso e quindi esalai il mio ultimo respiro...
Appena finisco di scrivere il mio libro lo copio qui e mi dareter le vostre impressioni! XD
Qsta ? una parte del racconto che ho scritto assieme a una mia amica. ce lo siamo divise in pezzi e qst ? uno dei miei. Ok...forse qln potr? definirlo volgare ma...boh vedete voi a me sembra vada bene cos?!
Ah! Brevva ? un nome venuto da una parloa venuta male cl T9!

''Che sonno..sn gi? le 3 d notte...sar? meglio mettersi a dormire''.
Brevva s stende sul letto e tira su le lenzuola fin sotto il mento. Anche se ? estate, infatti, nn ha affatto caldo, visto che ? rinchiusa nelle prigioni del castello incantato della Bestia. Gi?...ben prima che arrivasse quella verginella di Belle, era stata lei la prima scelta per spezzare l'incantesimo che teneva soggiogati tutti gli abitanti del castello. Solo che lei...beh..diciamo che quando lui le aveva chiesto l'amore lei gli aveva dato qualcos'altro e a pagamento, s' intende! A soli 18 anni era infatti la baldracca pi? richiesta di Francia e aveva pensato bene, una volta rapita dalla bestia, d sposarselo, dopodich? divorziare e vivere felice e contenta cn i soldi. La Bestia s era divertito un po' cn lei (e anche lei...nn si incontra mica ttti i giorni una tale foga animalesca!), ma qnd era arrivata Belle ''sn casta e pura'' lui, arrapatissimo, l'aveva rinchiusa senza tanti ritegni nella prigione della torre pi? alta del castello, cm una qlsiasi ex moglie...ora nn doveva far altro che aspettare che qualche principe azzurro la venisse a salvare...nn a caso sin da qnd aveva visto la pubblicit? d quella piastra per capelli (sponsorizzata, tra l'altro, da uno praticamente calvo, assurdo cm Scotti che pubblicizza un prodotto dimagrante o uno shampoo) che serviva per trasformare una ricciola matassa in una resistente corda per far salire qlk strafigo, aveva ben deciso di lasciarsi crescere i capelli, tanto che l'avevano soprannominata Raperonzolo, vai a sapere perch?.
Oggi aveva utilizzato ttta la giornata per piastrarsi i capelli...bisogna tenersi pronti se qln t viene a salvare! E ora ha un sonno tremendo e le braccia anchilosate. Piano piano gli occhi pesantemente truccati (immaginatevi che mostro l'indomani mattina) s chiudono e inizia a sognare...
E' in un boschetto, qnd sente degli ansimi, dei gemiti di piacere e decide d andare a controllare... 'Da qll che sento c stanno veramente dando dentro cm conigli!'' Pensa subito la pervertita. La grande sorpresa le arriva qnd, spostata la frasca che le impediva d vedere, si accorge che...sn proprio conigli!E pure maschi! Qll sotto s mette a battere forte il piede contro il terreno...che simpatiche creaturine del bosco! Troppo assorbita dalla scena, Brevva pesta senza accorgersene un rametto e i due conigli s accorgono della sua presenza. Imbarazzatissimi la implorano d nn dire nulla alle rispettive famiglie. Il pi? agitato ? il coniglietto che sbatteva il piede, un certo Tippete, preoccupatissimo perch? se un tipo, tale Bambi, venisse a sapere della sua omosessualit?, poi nn accetterebbe pi? d pattinare sul ghiaccio cn lui (anche se ormai avrebbe dovuto capirlo gi? da se' visto che ogni volta che lui cadeva Tippete lo raddrizzava sempre dalla parte del culo!). L'altro invece, cercava d mantenere la calma, ma si capiva che anche lui era preoccupato. Si presenta cm Bianconiglio, un tipo altolocato che lavora cm Gran Ciambellano presso la Regina di Picche (in verit? Paola, donna che anche se ricchissima era troppo brutta per non ricevere ben 5000 picche dai suoi amati, che proferivano che nn avrebbero mai perso la testa per una cm lei e lei, per fargliela pagare, faceva sempre in modo che accadesse, fisicamente) e che perderebbe prestigio davanti alla corte se s venisse a sapere la sua preferenza sessuale, anzi della preferenza sessuale di ttti i conigli, visto che ? noto a tttti che a loro piace la carota (nn esistono coniglie femmine, sl travestiti, che si riproducono per partenogenesi)!
Brevva promette loro d nn dire niente, ma in cambio devono farle da guide turistiche di qst paese d cui nn sa neppure il nome. Le rivelano essere il Paese delle Merdaviglie e Brevva allora capisce il perch? d ql certo odorino che aveva sentito all'inizio cn imbarazzo: 'pensavo d aver mangiato un po' troppi fagioli per cena!'. In qualit? d Gran Ciambellano, Bianconiglio le offre d accompagnarla dalla racchia...ehm... regina. Nel giardino Brevva nota un tipo strano, un ragazzo cn le orecchie da gatto e un c***o grande da sembrare una coda....? amore a prima vista! I due s appartano e dopo aver consumato la loro passione lui le rivela essere Stregatto Siffredi, lo schiavo sessuale della regina. Mentre le rivela la sua identit? arriva la regina, che li scopre. Ma invece d dare fuoco e fiamme se ne esce cn: <<Ah! S pu? fare una cs a tre! Anzi perch? nn a quattro?>>. Subito chiama a gran voce il fratello di Stregatto, Rocco e proprio nel bel mezzo dell'orgia...
Si sveglia d soprassalto e aprendo gli occhi vede a 2 centimetri da se' una faccia brufolosa nell'atto d stamparle un grosso bacio sulla bocca! Subito gli molla un calcio e gli urla: <<Maledetto! Stavo sognando d un'ammucchiata pazzesca cm nn ne facevo da qnd avevo 8 anni e tu mi vieni a svegliare sul pi? bello?>>. Poi, accorgendosi della pregiata manifattura del vestito d lui, s fa subito pi? dolce: <<Ma posso sapere il nome del mio ricc...aitante salvatore?>>. Il principe brufoloso s riprende e le risponde: <<Sn il principe Filippo, se nn sbaglio voi dovete essere Aurora, la mia promessa sposa che cn un bacio dovevo risvegliar...>>. Alch? Brevva lo interrompe dicendogli: <<Per una modica cifra posso essere ttt ci? che vuoi! Allora ce ne andiamo o no?>>.
I due scappano e Filippo ? felice e contento sinch? Brevva nn gli molla una legnata in testa e scappa derubandolo.
Presto cala il buio e il bosco dove Brevva ha trovato rifugio, diventa qnt mai spettrale...Sente un nitrito e si volta subito nella direzione da dove viene il suono e cs vede? Un cavaliere senza testa che avanza a velocit? impressionante verso d lei: <<Zio Arnoldo! Cs c fai qui? Nn eri a mozzare teste a Sleepy Hollow?>>. Zio Arnoldo, cn aspetto corrucciato (qui bisogno fare i complimenti a zio Arnoldo che, pur senza testa, riusciva sempre ad esprimere i suoi stati d'animo) s mette a piangere copiosamente (eh si! Sa fare anche qst! Un vero...diciamo 4/5 d'uomo!) e si sfoga: <<Buhaaa! Nn posso pi? continuare la mia collezione d teste! Ql pirata d un tossico d un medico, d un mani di forbice d Depp me le ha rubate! I miei tessssssori!>>. Ma a mani d forbice Brevva nn stava pi? a sentire... ?Uh uh! Roba sadomaso!?. <<Ascolta zietto...nn ? che me lo presenti? Ho gi? perso la testa per lui! Oh scusa zio!>>. E lo zio ricomincia a frignare. Passato un po' d tempo s calma, rimonta a cavallo e la rassicura che ora sta bene, dopodich? la saluta, cn un grande sorriso sulle labbra (e ormai chi si stupisce pi??)
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L'ho scritto qualche tempo fa... ed ora lo pubblico anche qui come avevo gi? messo nel mio blog. Ci tengo ad informare i gentili lettori che queste sono idee personali e mi scuso se qualcuno si sentir? offeso.

LA SPERANZA VIVRA'

La luna brillava alta nel cielo, luminosa come solo lei sa essere nella limpida notte primaverile.
Tra le silenziose vie cittadine, una figura procedeva ammantata di tristezza e solitudine. Scarpe da ginnastica nere, gonna lunga dello stesso colore, maglia a maniche lunghe completamente nera erano le cose da lei indossate, mentre aveva fluenti capelli biondi trattenuti in una cosa, occhi azzurri e una pelle cos? chiara da sembrare luce lunare.
Si alz? un po? d?aria, ma quel manto di tristezza non se ne and?.
?Bora, mia cara amica, che ci faccio ancora per queste amate vie? Perch? non sono partita con tutti gli altri??
Un?auto attravers? il Corso, sfrecciando attraverso la silenziosa piazza della Borsa? ma non riconobbe le parole gridate dall?autoradio.
?Come potrei? Dopotutto ? arabo? mi sembra solo ieri quando sono andata a fare la prima comunione? che sia gi? il loro turno? Dopotutto il cristianesimo ? durato poco pi? di duemila anni? dopotutto? dopotutto? eppure, a pensarci bene, non ? cos? semplice? mentre pensava i negozi del Corso sfilavano sotto ai suoi occhi, con le vetrine, che avevano sempre avuto vestiti all?ultima moda, che mostravano abiti per non suscitare l?irascibilit? delle diverse realt?. ?Tra un po? dovrebbe scoppiare la guerra tra cinesi, arabi ed omosessuali? e cos?ho fatto per evitare questo? Cos?ho potuto fare? Nulla? assolutamente nulla ? stato permesso agli etero come me??
Si avvicinava a piazza Goldoni, modificata sotto il sindaco Di Piazza con una scultura il cui significato era stato perso da tempo? o forse non era nemmeno mai stato illustrato?
?Chiss?? potrei andare restare: non ho pi? nulla da perdere, solo la speranza che le cose si sistemino? ma Antonio e Fortunato passeranno a prendermi tra pochi giorni e non voglio che rischino la vita.?
Vide delle luci in lontananza e riconobbe gi? da l? le musiche del gay pride, manifestazione che aveva accuratamente cercato di evitare.
?Non sono altro che malati e persone che cercano di attirare fama ed attenzione? poveracci? ora che li vedo bene mi fanno solo che pena.? a pi? sospinto si avvicinava velocemente alla manifestazione di omosessuali, maschi e femmine come animali in un branco di macachi. ?Ormai gli esseri umani sono rari in questa citt?, di questa gente non uno generer? un figlio a meno che non vada contro i principi che dice di avere.?
Attravers? il gay pride non vista e senza tapparsi le orecchie, n? la sua ombra riusc? a manifestarsi.
?Vogliono essere uguali agli etero? ma solo nei diritti, dicono che la loro sessualit? non deve essere un mezzo di separazione dai normali, ma la manifestano costantemente? pagliacci che non siete altro??
Continu? a camminare attraversando velocemente la galleria per dirigersi verso la via che era tra le ultime che l?avrebbero condotta a casa.
?Ormai ci sono, manca poco?? pens? con un sospiro e le ali ancora ai piedi. ?e questa ? la parte pi? dura da affrontare perch? pi? carica di silenzio e di ricordi? come nonna bis, sepolta al cimitero di Sant?Anna da mesi? o piazzal Valmaura, luogo d?incontro per molte gite dalle elementari alle medie? e anche per andare al cinema un paio di volte al mercoled?, quando i biglietti costavano meno? ecco il Grezar, finalmente hanno finito di ricostruirlo, ci stavo sempre con Alex quando pap? andava a correre? la palestra, l?ex-cinema Lumi?re, tra i film che vedevo da bambina con asilo ed elementari e quando Mauri prese l?edificio per farci la palestra, ci ho passato un?intera vita? ma oramai anche questa ? vuota e nella mia mente soltanto risuonano le voci e le risa degli insegnanti e dei bambini? i miei allievi ormai sono al sicuro, lontano da qui? anche se amo la mia citt?, spero che loro non ci tornino per molto tempo??
I piedi continuavano a muoversi uno dietro all?altro, per dirigersi prima a piazzal De Cagni e poi in via Flavia.
?L?amore? ho amato tanto la mia citt? e gli animali che non ne ho avuto per il primo che ? stato davvero importante per me? certo, Antonio e Fortunato mi hanno aiutato molto, ma volevo davvero esser aiutata? Volevo ricominciare daccapo come se nulla fosse mai successo?? port? la mano al petto, abbassando il capo e continuando a camminare. ?Non credo, da dopo di allora, da dopo che gli scrissi ?una sola parola: addio? non riuscii pi? a prendere sonno n? mai potr? farlo ancora senza piangere qualche lacrima per quello che mi ? successo? ma anche gli altri soffrono cos? tanto quando lasciano le persone che hanno amato? O per loro ? pi? semplice? non sono mai riuscita ad accettare totalmente il fatto che tra me e Giuseppe fosse finita cos?? che per mesi non si sia fatto vivo in nessun modo neppure per sapere come stavo o se fossi viva e stessi bene? eccomi in via Flavia? oddei, ricordo ancora quando portai a casa per la prima volta il motorino? era troppo per me ed era la prima volta che guidavo un veicolo che non fosse la mia bicicletta?? sorrise amaramente, giungendo all?incrocio tra via Benussi, via Flavia e via di Vittorio? l?ultima era quella presa, proprio per andare di fronte alla chiesa, nel condominio che si ergeva ancora. ?Eccomi a casa? ? tutto come l?ho lasciato e mi fa piacere, anche se ormai molte cose sono cambiate??
Entr? in casa, come aveva sempre fatto e si diresse verso la veranda, senza guardare lo scatolone sul tavolo di legno che era stato sostituito da quello precedente quando la sua famiglia se n?era andata ed un?altra ne aveva preso possesso, senza guardare neppure il fascicolo che era stato lasciato aperto, con visibili le foto di un corpo ed il referto dell?autopsia.
?La mia morte avverr? solo quando anche l?ultima scintilla di speranza avr? smesso di brillare.? pens?, prima di cominciare a cantare in triestino, con una voce eterea, ma deliziosa e melodiosa come era raramente stato prima. ?Co son lontan de ti, Trieste mia, mi sento un gran dolor, un gran dolor? e pi? lo zerco de pararlo via, pi? me se ingropa el cuor. Le lagrime me scori zo pel viso e digo tra de mi e tra de mi che no ghe esisti un altro paradiso pi? splendido de ti?*?
Ogni notte cantava ed al sentire il canto tutti gli abitanti si tranquillizzavano, dormendo finalmente sogni tranquilli.
Il referto medico parlava di quella ragazza: Nicole, 20 anni, caucasica, morta in incidente stradale mentre tornava a casa, per colpa di un autista ubriaco che aveva centrato in pieno la sua Uno di colore grigio dal lato del conducente, morte istantanea.
Quello che il referto non diceva era: spirito errante che non potr? mai raggiungere la pace?

*traduzione: Quando sono lontano da te, Trieste mia, sento un grande dolore, un grande dolore? e pi? cerco di mandarlo via, pi? mi si stringe il cuore. Le lacrime mi scorrono gi? per il viso e dico tra me e me che non esiste un altro paradiso pi? splendido di te?
La Ballata Del Marcio (cap. II)

Il Troll rimase impalato con lo sguardo assente, come quando finisce l'effetto di una slinguazzata con una di quelle famose ranocchie sud-americane, per qualche secondo, prima di cadere a terra e diventare il tappeto dei due eroi che ci salirono sopra per avvicinarsi al bancone e all'oste. Quest'ultimo tremava come in piena crisi epilettica e apparentemente non sembrava ascoltare le relativamente civili richieste di informazioni degli altri due.
<<Ma che ho fatto di male nella mia vita??? Non ho pregato abbastanza? Non ho lasciato abbastanza soldi di questua? Non ho dato abbastanza sberle a mia moglie prima di venire al lavoro? Non mi sono fatto abbastanza il bambino thailandese l'estate scorsa? Prima il Troll Repettone e ora questi due...cosi! Uno con una tunica blu scuro con una miriade di scritte fluorescenti la cui meno ammiccante è:"Mi bacerai al buio, bimba?" e l'altro completamente vestito di nero, peggio di un becchino! Devono essere dei dannati comunisti che vogliono vendicarsi per via delle elezioni. Chefacciochefacciochefaccio...>>.
I pensieri dell'oste vennero interrotti bruscamente da un'innalzamento della voce di Zacami che si era ormai spazientito di parlare al vento:"MA MI SENTI?! È DA 10 MINUTI CHE TI STO CHIEDENDO LA STRADA PER IL PROSSIMO VILLAGGIO!"
"I-il prossimo villaggio..."
"Oh, finalmente ci rispondi! Vedi, noi siamo due paladini a ore ingaggiati da un elfo che ci manda contro Mondo Marcio per ucciderlo perchè è cattivo e vuole stuprare tutte le elfe. Noi ,ovviamente, che siamo paladini e non teste di cazzo vogliamo che non si faccia male a nessuno e che vengano annientati tutti i mali e i casini di questo mondo e non i nostri ideali di onore, giustizia e fratellanza. In cambio del cambiamento di stato civile da vivo a morto a Mondo Marcio non chiederemo nè donne, nè soldi, nè terre, ma solo gratitudine. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinchè la pace, l'amicizia e tutti quei valori su cui si basa la società vengano salvati e protetti dal male e non trucidati come una vacca al macello. Capito?"
E a quel punto i due sorrisero con gentilezza per sottoscrivere la sincerità di quello che avevano appena detto.
Purtroppo l'oste si era rintanato nel suo mondo di pony cucciolosi e orsacchiotti colorati, da cui la sua mente razionale usciva a sprazzi e riusciva a cogliere solo frammenti del discorso di Zacami e quindi:"Oh, finalmente ci rispondi! Vedi, noi siamo...ingaggiati da...Mondo Marcio per uccider...e...stuprare tutte le elfe. Noi ,ovviamente, che siamo...teste di cazzo vogliamo che si faccia male a Nessuno e che vengano annientati...i nostri ideali...In cambio...a Mondo Marcio...chiederemo...donne...soldi...terre. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinchè...tutti quei valori su cui si basa la società vengano...trucidati come una vacca al macello. Capito?"
E a quel punto i due sorrisero, mostrando le loro zanne accuminate e che poco ispiravano a paragonarle a qualcosa di buono, per sottoscrivere la sincerità di quello che avevano appena detto.
Ci sono momenti in cui un'uomo decide di smettere di tremare, stringere i pugni e combattere. Di solito sono i momenti in cui l'uomo non capisce un cazzo di ciò che succede. Così l'oste incominciò a prendere tutti i libri che aveva sotto il bancone e a lanciarli contro i nostri due eroi, urlando insulti a tutto spiano.
Volarono vari libri, tutti accomunati da un gusto particolare: un "Mein Kampf "originale rilegato e con dedica dall'autore scritta a mano, il "manuale del perfetto demagogo", "bastone antisommossa contro i rebelde for dummies", "dizionario etimologico del gergo dei terroni" e ultimo ma non ultimo un pratico calendario/agenda con su scritto ogni giorno una tortura per i comunisti. Questa pioggia di saggezza venne condita da impropri del tipo:"STRAMALEDETTI COMUNISTI!!! SIAMO NOI AL GOVERNO ORA! NON SAPETE PERDERE VERO? E CHI È QUESTO "NESSUNO" A CUI VOLETE FAR MALE, SCHIFOSI TEPPISTI! SIETE DEI POVERI IDIOTI, NON ARRIVERETE MAI AL PROSSIMO VILLAGGIO!" ecc. ecc.
Sentite queste parole da persona altamente liberale, Zacami sputò nell'occhio sinistro dell'oste così forte che quest'ultimo venne scaraventato contro il muro lasciando un'impronta tipo Cristo crocifisso sull'intonaco. L'oste però era di vecchio stampo e riuscì a rialzarsi.
"Noi non siamo comunisti."
"Siete allora satanisti o peggio, recchioni?"
Sentite queste parole da persona altamente proscelta, Zacami sputò nell'occhio destro dell'oste così forte che quest'ultimo venne scaraventato contro il muro di nuovo lasciando stavolta un'impronta tipo uomo vitruviano sull'intonaco. L'oste non si rialzò.
"Noi non siamo niente. Siamo apolitici etero, che però amano il "vivi e lascia vivere"; dobbiamo per forza essere dentro una categoria?"
Zacami si voltò e avviandosi verso la porta disse:"Mìcaro, sveglialo e interrogalo. Ci servono indicazioni per il prossimo villaggio. Puoi anche dargli bastonate sulle piante dei piedi, usare l'elettroshock o crocifiggerlo. Come preferisci."
Zacami sorrise per sottoscrivere la sincerità di ciò che aveva appena detto e uscì. Aveva bisogno una sigaretta, come ogni volta che era nervoso.
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