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Il serpente Ouroboros di Eric Rücker Eddison
Categoria:   Top  Letteratura d'autore fantasy
 

Editore : Fanucci
Pagine : 640
Prezzo : € 8.50
ISBN : 8834709489

"Il piu' grande e il piu' convincente scrittore di mondi inventati."

Così venne definito da Tolkien lo scrittore britannico Eric Rücker Eddison, autore di quello che è il romanzo pionere nell'introduzione delle cosmologie alternative, nonché archetipo del genere fantasy eroico.

Parlo de Il Serpente Ouroboros, romanzo pubblicato nel 1922, poco conosciuto e di cui sono riuscito a trovare miracolosamente una copia nel consorzio bibliotecario della mia provincia. Dicevo prima che nel suo genere è pionere di ciò che diventerà poi il setting tolkieniano, eppure non si tratta di un titolo noto e viene affiancato banalmente alle ondate di riscoperta di Tolkien come influenza (ad esempio negli anni 60, e nel periodo successivo al successo dei film di Jackson), mentre Tolkien gode l'aureola di vate del fantasy. Beninteso, con questo non voglio assolutamente sopravvalutare questo romanzo al di là del suo significato squisitamente storico.

Dicevo prima che il romanzo è ambientato in un mondo alternativo, idealmente identificato in Mercurio (non il pianeta), un mondo in cui gli esseri sono come noi umani. L'introduzione al mondo avviene tramite uno stratagemma fantasioso: un uomo di nome Lessingham vive in una casa che ha in una sua ala una stanza particolare, la stanza del Loto, dove la notte è possibile vivere delle avventure in terre immaginifiche. Ed è così che inizialmente Lessingham nei suoi viaggi notturni giunge a cavallo di un ippogrifo sul pianeta Mercurio, e fa da spettatore all'arrivo a Demonland dell'ambasciatore di Witchland, che richiede formalmente il giuramento di fedeltà da parte di Lord Juss di Demonland a Re Gorice XI di Witchland.
I signori di Demonland rifiutano e onde evitare guerra con le Streghe, richiedono un duello tra Gorice XI e Goldry Bluzsco che deciderà in merito alle pretese degli uni rispetto agli altri. Le sorti del duello volgono a sfavore di...

Attenzione, contiene spoiler sulla trama

I due partecipanti, Goldry Bluzsco e Gorice XI di Witchland, si sfidano sull'isola del Foliot Rosso in quella che definiremmo lotta greco-romana, e nonostante i colpi bassi del Re di Witchland, Goldry ha la meglio e il duello termina con la morte della Strega. La sera stessa il goblin Lord Gro trama col Foliot Rosso affinché venga rimandata la partenza dei demoni. Le Streghe quindi tornano alla loro dimora di Carce e qui li attende già il successore di Gorice XI, Gorice XII, un potentissimo stregone. Questi evoca assieme a Gro una creatura di un altro piano la quale devasta la flotta dei demoni e intrappola il fratello di Lord Juss, ovvero Goldry Bluzsco, sulla cima di Zora Rach. Il romanzo prosegue nella ricerca del fratello ai confini del mondo, e nelle battaglie e tradimenti tra le varie nazioni coinvolte nella guerra tra Witchland e Demonland.

È indubbio che questo romanzo non sia un capolavoro e che abbia parecchie falle. Un paio di cose saltano immediatamente all'occhio. Vi è un introduzione sul pianeta Terra che a partire dal terzo capitolo non viene più sviluppata, come se l'autore se ne fosse completamente dimenticato e il mondo alternativo non presenta nulla di differente rispetto al nostro pianeta; anzi, si tratta di un'ambientazione molto convenzionale e l'espediente è limitato alla scelta di una geografia differente e all'introduzione di elementi magici. L'altra cosa è che ci sono demoni, streghe, goblin, ghoul, imps, ecc... ma questi nomi sono del tutto fuorvianti. Non indicano una razza, che rimane sempre quella umana, ma più una nazionalità, che è simboleggiata da stendardi differenti e da usi e costumi diversi. Inoltre continue sono le citazioni di questi nobili dalla mitologia classica greca e alla cultura inglese del medioevo (il che spiazza in un romanzo ambientato su Mercurio).

Vi sono però degli elementi che rendono interessanti Il Serpente Ouroboros. Innanzitutto la prosa ricchissima (nella versione originale è quella Elisabettiana, il che lo rende un tomo difficile da attaccare) che nell'adattamento italiano è ancora scorrevole. I personaggi sono visti in un'ottica aristocratica, gli eroi sono i nobili, e le loro guerre sono viste come tornei tra cavalieri, mentre nulla ci è dato di capire sui comuni abitanti di Mercurio. L'unico accenno è dato in un passo di un assedio, in cui gli assediati si sacrificano per i loro signori, un po' come nel codice d'onore dei samurai. Senza affatto esagerare, l'autore non si scompone minimamente nel liquidare migliaia di morti da entrambe le sponde in una riga, mentre dipinge drammaticamente la distruzione della dimora del Lord Brandoch Daha, cugino di Lord Juss, a Krothering, ed è quasi impossibile non restarne sconvolti.
Nonostante da entrambi i lati vi siano nobili in guerra, vi è comunque una gerarchia ed è chiaro che i protagonisti indiscussi siano i Demoni mentre i cattivi di turno sono tratteggiati leggermente più vili e meno nobili di sangue. I vari personaggi non sono molto ben caratterizzati, si può intravedere nell'uno l'attacabrighe, nell'altro il donnaiolo, nell'altro ancora il riflessivo, ma non vi è una ricerca maggiore dell'individualità degli stessi. Gli stereotipi costituiscono un fattore molto limitante, basti vedere la rappresentazione di Lady Mevrian, donna fiera ed impassibile di fronte all'evenienza di uno stupro (sì, non mancano le allusioni sessuali quando ci sono in gioco le Streghe). Forse è più curata la personalità di Lord Gro, questo goblin ambivalente che è un "verme" negli atti, eppure al contempo un'intelettuale ed un filosofo con una propria morale, una delle migliori figure di supporto mai create dalla narrativa fantastica.
A proposito di fantastico, gli elementi fantasy sono davvero ridotti, dosati sapientemente nell'arco del racconto, e pure l'utilizzo della magia è oculato e praticamente inesistente, il che lo rende paradossalmente "realistico".

Non c'è molto altro da aggiungere: la trama è abbastanza lineare e non desta molte sorprese e si "conclude" degnamente. È un romanzo che va letto nell'ottica del contesto storico di cui fa parte, e non bisogna farsi grosse aspettative dal punto di vista fantasy. Ha come in tutte le cose i suoi pro e i suoi contro, e di certo non lo sconsiglio, ma neppure mi sento di consigliarvelo assolutamente. È un buon libro, leggermente prolisso, ma si vede l'impegno e la dedizione di Eddison al suo lavoro e la lettura si rivela piacevole, perciò se siete a corto d'idee, o siete stufi dell'ennesimo romanzo di elfi contro orchi, correte a prenotarlo in biblioteca.


Valutazione :  - 3 voti (117 visite)
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Commento di Commenti
Oromis Non ho letto tutto perchè non voglio spoilerarmelo. Comunque sembra interessante (solo perchè ha qualcosa a che fare con Tolkien) e lo aggiungerò alla mia lista nera dei libri.
Ovviamente la lista nera è quella dei libri da leggere, quelli da cestinare vanno sulla lista bianca *v

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