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Elric di Melniboné (saga di)
di Michael Moorcock Categoria: Top Letteratura d'autore fantasy
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Editore : Editrice Nord Pagine : 800 Prezzo : Fuori catalogo ISBN : NA Cosa accade quando l'erede di una delle più antiche e perverse razze del mondo, viene scaraventato nel gioco che il destino ha in serbo per lui, suo malgrado, e andando incontro ad imprese eroiche e a sofferenze cui non trova un senso? Perché questo è il fato che le leggi dell'equilibrio hanno stabilito per l'ultimo imperatore dell'Impero Fulgido di Melniboné, il principe Elric, 428° della dinastia regnante su Imrryr.
Spinto da un fato più grande di lui, e tormentato dall'ossessione del significato della propria vita e dell'ordine delle cose, il sovrano albino appartente al popolo dei signori dei draghi al declino del proprio potere di un tempo, reietto nell'aspetto fisico e nel modo di pensare, trascina con sé la propria maledizione sui Regni Giovani, dominato da sentimenti contrastanti. E per ovviare al suo handicap fisico, invoca e usa la protezione dei Signori del Chaos, patroni della sua razza, portando alla dannazione sia i propri nemici, che i suoi alleati e i suoi cari, come tributo da pagare in cambio di un potere immenso.
La lettura di questo romanzo è stata una di quelle che maggiormente mi ha appassionato da innumerevole tempo. Tengo a precisare che la versione che ho adottato è quella della Editrice Nord, che ha tra i propri pregi quello di portare in Italia romanzi poco commerciali e di nicchia che altrimenti resterebbero ignoti. Tuttavia, per quanto la traduzione e l'adattamento rendano scorrevole e godibile la lettura delle gesta epiche del principe reietto, trovo poco azzeccata la scelta di trovare termini italiani per nomi propri di oggetti, personaggi o luoghi.
Fatta questa parentesi, ho letto d'un fiato la Saga di Elric, e ho potuto ritrovare in questo romanzo la stessa ispirazione che deve avere trovato R.A.Salvatore nel realizzare la strabiliante storia di Drizzt Do'Urden. La descrizione dettagliata dei perversi costumi e dei sottili intrighi del popolo melniboneano, la presenza di un'eroe rinnegato dalla propria razza che si avventura per il mondo e in imprese navali, la tela del destino che esseri sovrannaturali hanno tessuto per lui, e la presenza di lame incantate. Una miscela di epicità che non viene macchiata dalla banalità di standard della letteratura eroica.
Il punto di forza della saga non sono le fantastiche avventure o gli esseri mitologici che Moorcock ha in serbo per il suo beniamino (e che sono comunque trasversali a tutti i romanzi fantasy), ma come è stata tratteggiata la figura carismatica di Elric. Egli infatti non è l'espressione della trita e ritrita lotta tra il bene e il male, ma è un eroe tormentato dalla dualità della propria personalità, che riflette la dualità dell'ordine cosmico, sicché non è mai possibile dare assolvimento alle sue colpe.
Tristemente infelice e sventurato, assassino di coloro con cui ha un legame affettivo, terribilmente aflitto e incapace di abbracciare una pace, ricorda molto il Turin Turambar della tragedia tolkieniana, e volendo quindi è possibile intravedere lo stesso legame coi classici greci. Capace delle imprese più nobili come delle peggiori atrocità, costituisce una negazione delle sterotipo del manicheismo fantasy, in cui il protagonista è sbilanciato sempre da un lato. C'è però da dire che Moorcock, molto alla lontana, e solo negli ultimi romanzi della saga, si sbilancia nel volerlo riscattare, forse colto da scrupoli, attraverso il punto di vista degli alleati del principe albino. Perciò, tutto sommato, la lettura della saga si completa con un'immagine positiva dell'eroe. Ignoro se ciò fosse l'intenzione dell'autore, ma se dovessimo adoperare il punto di vista dei connazionali di Elric, solo un giudizio impietoso è ammissibile per la sua debolezza, di cui il fato è solo una manifestazione.
Arrogante e allo stesso tempo insicuro, debole e forte, servo del chaos o della legge, Elric di Melniboné è indubbiamente una delle figure più ambigue dell'epopea fantasy.
Notevole anche l'intreccio superbamente ricamato in un continuum dal primo romanzo a Stormbringer, quando leggendo i singoli libri si ha l'impressione che ogni romanzo sia autoconclusivo per le vicende, ma non per la trama globale.
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